CINEMA E TV

Margherita Ferri scossa dopo le riprese di Piercing nel quartiere di Fakir

Tre ragazze adolescenti camminano e parlano in un quartiere residenziale, tra palazzi popolari e auto parcheggiate Tre adolescenti camminano tra i palazzi di un quartiere popolare, immagine che richiama l’ambientazione urbana raccontata nell’articolo.

La regista Margherita Ferri ha presentato oggi, 24 luglio 2026, al Giffoni Film Festival, in provincia di Salerno, Piercing, il suo nuovo film scritto e diretto, ambientato nel quartiere Pilastro di Bologna, scelto per raccontare una storia di crescita, amicizia e rinascita in un luogo segnato anche dalla recente morte di Abderrahim Fakir durante un fermo di polizia.

Piercing, Margherita Ferri porta il Pilastro di Bologna a Giffoni

«Ho scritto questa storia negli anni, perché è difficile mettere su un film, soprattutto quando mescola i generi», ha raccontato Margherita Ferri in un’intervista all’ANSA, arrivando a Giffoni per l’evento speciale dedicato a Piercing. La regista, già nota per Il ragazzo dai pantaloni rosa, ha spiegato di aver cercato a lungo un produttore disposto a credere in un progetto «inedito», sospeso tra racconto sociale, formazione adolescenziale ed elemento fantastico.

Il cuore del film, però, resta Bologna, e in particolare il Pilastro, quartiere popolare spesso associato a fragilità sociali e microcriminalità. Ferri ha voluto girare lì non per confermare un’immagine consumata, ma per rovesciarla: «Era un forte simbolo di rinascita per me», ha detto. Tra i palazzi, le strade e le realtà locali, la produzione ha coinvolto abitanti del posto, comparse del quartiere e anche alcuni interpreti in piccoli ruoli. Una scelta produttiva, certo. Ma anche politica, nel senso più concreto del termine.

Il ricordo di Abderrahim Fakir e la ferita del quartiere

La presentazione di Piercing arriva mentre sul Pilastro pesa ancora la morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto durante un fermo di polizia. Una vicenda che ha scosso Bologna e che, per Ferri, ha assunto un peso personale proprio per il legame costruito durante le riprese. «I recenti fatti della morte di Fakir mi hanno scosso tantissimo», ha confidato la regista, parlando di una ferita ancora aperta.

«Noi abbiamo girato il film tra i palazzi di quel quartiere», ha spiegato Ferri. «Vedere proprio la fine dell’umanità dove tu hai vissuto, hai creato emozioni, ricordi, relazioni, buone pratiche, è stato difficile. È ancora davvero difficile». Parole dette senza cercare scorciatoie, con il tono di chi conosce quei luoghi non solo per averli attraversati con una macchina da presa, ma per averci lavorato dentro, giorno dopo giorno.

Secondo la regista, il Pilastro di Bologna è molto più complesso della sua reputazione. «È un quartiere che ha tantissime risorse sociali, attività, coesione e culture diverse che coesistono», ha osservato. E proprio per questo, ha aggiunto, era necessario ambientare lì una storia capace di guardare oltre l’etichetta, restituendo volti, famiglie, ragazzi, cortili. Non una cartolina. Un pezzo di città.

La storia di Gemma, Alex e Lauriana tra amicizia e superpoteri

Piercing segue le vicende di Gemma, Alex e Lauriana, tre diciassettenni inseparabili che vedono cambiare la propria vita dopo essersi fatte un piercing. Da quel gesto, quasi un rito di passaggio, emergono misteriosi superpoteri che alterano la loro quotidianità. Poi arriva un evento più grande di loro: la nascita della figlia di Gemma, destinata a spostare tutto su un piano più duro, più adulto.

Quando la giovane madre rischia di perdere la bambina, le tre amiche iniziano una fuga rocambolesca che diventa, passo dopo passo, un viaggio verso l’età adulta. Ferri parla di una storia di formazione, ma anche di legami familiari complessi, di madri e figlie, di identità cercate con fatica. «Questa non è una storia dolorosa e tragica come quella di Andrea», ha chiarito la regista, riferendosi ad Andrea Spezzacatena, il ragazzo raccontato nel suo film precedente. «Ma le protagoniste hanno problemi reali, concreti».

Nel cast figurano Beatrice Savignani, Alicia Ann Edogamhe, Lisa Pires Lima, Barbora Bobulova, Thony, Francesco Colella, Samuele Carrino, Giacomo Covi e Andrea Arru. Quest’ultimo aveva già lavorato con Ferri in Il ragazzo dai pantaloni rosa, presentato a Giffoni nel 2024 con Claudia Pandolfi, film dedicato alla storia di Andrea Spezzacatena, il quindicenne che nel 2012 si tolse la vita dopo essere stato vittima di bullismo e cyberbullismo.

Il fantastico come chiave per raccontare la realtà

Con Piercing, Ferri ha scelto di attraversare il confine tra reale e immaginario senza abbandonare i problemi concreti dei suoi personaggi. «La realtà è importante ed è presente», ha detto, «però mi intrigava l’idea di varcare il confine: allontanarsi dalla realtà per raccontarla meglio». Un equilibrio delicato, soprattutto in un film che mette insieme adolescenza, maternità, quartieri popolari e poteri fuori dal comune.

La regista ha spiegato di essersi ispirata a storie di ragazzi veri, adolescenti alle prese con genitori difficili, relazioni instabili e la ricerca di un posto nel mondo. Il superpotere, in questa prospettiva, non è un trucco narrativo, ma il rovescio di una fragilità. «Cosa succede quando non solo sei diverso, ma possiedi un potere?», si è chiesta Ferri. La risposta, nel film, passa attraverso l’amicizia e il confronto tra generazioni.

Al centro resta il tema della crescita, con quello sguardo sui giovani che Ferri porta avanti da tempo. In Piercing gli adulti non sono soltanto ostacoli o figure assenti: vengono trasformati, messi in discussione, costretti a guardare i ragazzi in modo diverso. «C’è un confronto generazionale molto forte», ha ammesso la regista. Ed è forse lì, più che nei poteri misteriosi, che il film cerca la sua traiettoria: nella possibilità che una periferia, una famiglia, un gruppo di amiche possano cambiare davvero. Anche solo per un tratto di strada.

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