SoundCloud ha acquisito Nina Protocol, piattaforma indipendente di musica nata sul Web3 e in fase di chiusura da quasi due mesi, per integrare nel proprio ecosistema editoriale e tecnologico il suo archivio, la mappa dei generi e, solo su adesione degli artisti, parte dei cataloghi musicali. L’operazione, annunciata dalle due società, riguarda un servizio fondato nel 2021 e usato da musicisti e label dell’area elettronica, sperimentale e alternativa, con l’obiettivo dichiarato di offrire una nuova casa ai contenuti e agli autori rimasti legati al progetto.
SoundCloud acquisisce Nina Protocol e punta sugli artisti indipendenti
Con l’accordo, SoundCloud eredita l’archivio editoriale di Nina Protocol, la sua genre map e la possibilità di accogliere i cataloghi degli artisti che decideranno di entrare nel cosiddetto creator ecosystem della piattaforma. Non si tratta, almeno secondo quanto comunicato, di un trasferimento automatico della musica: saranno i singoli autori a scegliere se aderire.
La società presenta l’operazione come un passaggio naturale, rivolto soprattutto a chi usava Nina Protocol per pubblicare lavori fuori dai circuiti tradizionali. Gli artisti che accetteranno l’invito potranno accedere a strumenti per distribuzione musicale, monetizzazione diretta, crescita del pubblico e gestione della relazione con i fan. In una nota, la promessa è chiara: aiutarli a raggiungere nuovi ascoltatori, mantenendo un modello più favorevole sul fronte dei ricavi da streaming.
Il messaggio rivolto ai musicisti è costruito su tre punti: vendere musica direttamente ai fan conservando il 100% delle royalties, rafforzare le comunità attraverso commenti, messaggi diretti e playlist pubbliche, usare gli strumenti di SoundCloud per mastering, promozione, upload illimitati e analisi del pubblico. Una proposta commerciale, certo. Ma anche un tentativo di recuperare una scena che aveva scelto Nina proprio per restare ai margini delle piattaforme più grandi.
La posizione di Mike Pollard: “SoundCloud era la scelta naturale”
“Nina è sempre stata pensata per dare forza agli artisti indipendenti e documentare le comunità che spingono avanti la musica”, ha detto Mike Pollard, amministratore delegato e cofondatore di Nina Protocol, nel comunicato diffuso dopo l’acquisizione. Poi ha aggiunto una frase che spiega bene il senso dell’operazione: “SoundCloud ha costruito quelle fondamenta: senza SoundCloud non ci sarebbe stata Nina”.
Pollard ha spiegato che, nel valutare il futuro della piattaforma, il gruppo cercava una destinazione capace di rispettare il lavoro degli artisti e quello editoriale accumulato negli anni. “Volevamo assicurarci che trovassero una casa che condividesse e praticasse quei valori”, ha confidato. Da qui la scelta di SoundCloud, definita “naturale”.
Fondata nel 2021 da Jack Callahan, Mike Pollard ed Eric Farber, Nina Protocol era nata come servizio di streaming e marketplace musicale basato su Solana, una blockchain molto usata nel settore Web3. All’inizio permetteva agli artisti di caricare musica direttamente verso gli ascoltatori, mantenendo piena proprietà e ricavi dalle vendite. Solo dopo, passo dopo passo, aveva allargato il modello consentendo ad artisti e label di costruire hub personalizzati per i propri cataloghi.
Da ML Buch a Warp, la comunità cresciuta attorno a Nina Protocol
Nel corso della sua attività, Nina Protocol aveva attirato musicisti come ML Buch, James K, Yung Lean, Purelink, Aya e Ana Roxanne, nomi seguiti da pubblici attenti alle produzioni indipendenti e di ricerca. Anche alcune etichette di peso nell’underground internazionale avevano usato la piattaforma, tra cui Warp, Hyperdub, AD 93 e Stroom.
Il valore del progetto, più che nei numeri, stava nella sua funzione di archivio vivo. Pubblicazioni, schede, connessioni tra scene e generi: una parte del lavoro di Nina era editoriale, quasi da catalogo ragionato della musica contemporanea fuori dai canali più esposti. Per questo l’ingresso in SoundCloud sarà osservato con attenzione da artisti e ascoltatori, soprattutto da chi teme che una struttura più grande possa cambiare il rapporto con una comunità nata in modo laterale.
I dati disponibili, però, raccontano anche i limiti economici dell’esperimento. Il 6 luglio, Components ha pubblicato un report firmato dal giornalista Chris Good sull’attività di Nina negli anni: secondo quell’analisi, sulla piattaforma sarebbero stati spesi circa 50.000 dollari nell’intero ciclo di vita del progetto, mentre circa il 77% delle quasi 37.000 inserzioni non sarebbe mai stato acquistato o raccolto dagli utenti. Numeri piccoli, se confrontati con le ambizioni iniziali.
Il precedente sull’intelligenza artificiale e le cautele degli artisti
L’acquisizione arriva in un momento in cui SoundCloud cerca di rafforzare la propria immagine presso i creator, dopo le polemiche dello scorso anno sulla formulazione della sua policy in materia di intelligenza artificiale. Alcuni passaggi dei termini d’uso erano stati criticati perché giudicati poco chiari sul possibile impiego dei contenuti caricati dagli utenti come dati di addestramento per sistemi generativi.
Dopo le reazioni, l’amministratore delegato Eliah Seton era intervenuto con una lettera aperta. “L’AI dovrebbe supportare gli artisti, non sostituirli”, aveva scritto, assicurando che i contenuti degli autori non sarebbero stati usati per addestrare modelli di AI generativa. Una precisazione necessaria, in un settore dove la fiducia pesa quanto la tecnologia.
Ora la partita si sposta sull’integrazione di Nina Protocol. SoundCloud punta a presentarsi come approdo per chi cerca distribuzione, comunità e controllo sui ricavi; gli artisti, invece, dovranno decidere se il nuovo contesto rispecchia davvero lo spirito originario della piattaforma. Non tutti lo faranno subito. E in molti, prima di cliccare su “opt-in”, vorranno capire condizioni, tempi e garanzie.
