CINEMA E TV

Il sindaco che sfidò la ’ndrangheta arriva a Giffoni

Uomo parla con microfono a un pubblico di ragazzi; donna seduta commossa, quaderno su un tavolo e due addetti alla sicurezza Incontro in auditorium con un testimone che parla ai ragazzi, tra emozione e attenzione, sul coraggio della denuncia e della legalità.

A Giffoni, a 34 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio e dal suicidio di Rita Atria, l’ex sindaco di Rizziconi Antonino Bartuccio ha portato oggi ai ragazzi del festival il messaggio del cortometraggio “Il quaderno di Tommaso”, nato per raccontare il coraggio della denuncia contro la ’ndrangheta e, più in generale, contro ogni forma di sopruso.

A Giffoni il racconto di Antonino Bartuccio, l’ex sindaco che disse no alla ’ndrangheta

Nel silenzio della sala, davanti ai giovani del Giffoni Film Festival, Antonino Bartuccio ha ripercorso la scelta che nel 2014 cambiò la vita sua e della sua famiglia: denunciare le pressioni della ’ndrangheta a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria. Da allora vive sotto scorta, insieme alla moglie Mariagrazia Squillaci e ai figli, una condizione difficile da spiegare, soprattutto all’inizio. “Ne vale la pena da 12 anni, un mese e 16 giorni”, ha detto Bartuccio, ricordando che restare fermi, davanti alla prepotenza, significa lasciare che nulla cambi.

Il suo messaggio, netto, è arrivato senza retorica: “Basta girarsi dall’altra parte”. Non solo davanti a un’intimidazione mafiosa, ma anche di fronte a un episodio di bullismo, a una violenza contro una donna, a un caso di revenge porn. Accanto a lui, la moglie Mariagrazia non ha nascosto la commozione. “Sono con lui in tutto e per tutto, qualsiasi cosa la affrontiamo insieme”, ha confidato, mentre Bartuccio la definiva la colonna portante della loro storia familiare.

“Il quaderno di Tommaso”, dal libro al cortometraggio sulla legalità

Il cortometraggio “Il quaderno di Tommaso” nasce da un progetto del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, realizzato dalla Fondazione Studi in collaborazione con Giffoni, e si ispira al libro “Sui sedili posteriori. La nuova libertà di Antonino Bartuccio”. A firmare l’idea e la scrittura è Luca Apolito, direttore artistico del festival, mentre la regia è di Marco Pellegrino.

Nel film, Antonio Gerardi interpreta Bartuccio, con Carolina Crescentini e il giovane Samuele Aprile, che dà volto a Tommaso. Gerardi, incontrando i ragazzi, ha spiegato di aver ritrovato nel progetto un pezzo della propria educazione: “Quando ero piccolo, a noi ragazzini del Sud insegnavano a farci i fatti nostri, a girarci dall’altro lato quando le situazioni erano scomode”. Poi la svolta, quasi detta a mezza voce ma chiarissima: è tempo di insegnare ai giovani a non accettare il silenzio.

Per il regista Marco Pellegrino, il lavoro sul set è stato anche un incontro umano. Ha raccontato il rapporto con Crescentini, “un po’ come stare in famiglia”, e quello con Gerardi, definito un esempio di presenza e mestiere. Su Samuele Aprile, scelto in una scuola di recitazione, ha sottolineato la freschezza con cui ha affrontato un personaggio attraversato dalla paura di parlare e dalla voglia, poi, di farsi avanti.

Marina Calderone: “Chi denuncia è nel momento più fragile”

Alla presentazione è intervenuta anche la ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha richiamato una distinzione spesso trascurata: quella tra collaboratore di giustizia e testimone di giustizia. Il primo, ha ricordato, proviene da ambienti criminali e decide di collaborare; il secondo, come nel caso di Antonino Bartuccio, è una persona estranea alle organizzazioni mafiose che subisce pressioni e sceglie di denunciare.

Calderone ha ringraziato le forze dell’ordine, sia per il lavoro quotidiano sia per la protezione garantita alle persone sotto scorta. “Quando c’è il coraggio della denuncia”, ha spiegato, “c’è subito anche il tentativo, da parte di chi rappresenta le forze del male, di oscurare quella denuncia”. È proprio allora, ha aggiunto, che chi testimonia diventa più esposto, più solo, più facile da colpire nel ricordo pubblico e nella vita di ogni giorno.

Il riferimento, in sala, è andato anche alle ferite del 1992: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli agenti delle scorte, e Rita Atria, la giovane testimone di giustizia morta a 17 anni una settimana dopo la strage di via D’Amelio. Nomi che a Giffoni sono tornati non come pagina di manuale, ma come domanda rivolta ai ragazzi: che cosa si fa, in concreto, quando davanti a noi passa un’ingiustizia?

Da settembre il corto nelle scuole e nelle università

Il percorso di “Il quaderno di Tommaso” non si fermerà al festival. Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, ha annunciato che da settembre il cortometraggio sarà proiettato in scuole e università in tutta Italia, nell’ambito del progetto GenL – Generazione Legalità. L’obiettivo, ha spiegato, è parlare di lavoro, diritti e legalità con un linguaggio vicino agli studenti.

Anche Samuele Aprile ha raccontato di sentirsi legato al personaggio di Tommaso, perché in molte situazioni, ha ammesso, riconosce quella paura di dire ciò che si pensa, di esporsi, di metterci la faccia. Una paura comune, non solo nei territori segnati dalla criminalità organizzata. Ed è lì che il messaggio di Bartuccio trova il suo punto più diretto: denunciare non è un gesto isolato da eroi, ma una scelta che ha bisogno di comunità, memoria e presenza. Anche dopo i riflettori.

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