Il cantante country canadese Orville Peck ha annunciato in questi giorni l’uscita di Mule, il suo secondo album, prevista per il 18 settembre via Warner Records, e ha accompagnato la notizia con il nuovo brano “Too Little, Too Late”, anticipazione di un disco che sarà sostenuto da un tour nordamericano in autunno.
Orville Peck annuncia Mule, il nuovo album dopo Bronco
Per Orville Peck, artista mascherato e voce tra le più riconoscibili del country alternativo, Mule arriva dopo l’EP Show Pony del 2020 e l’album Bronco del 2022. Il nuovo lavoro conta 13 tracce e prosegue, almeno nelle premesse, quel percorso tra immaginario western, ballate crepuscolari e scrittura pop che negli ultimi anni gli ha costruito un pubblico trasversale, anche fuori dal circuito country tradizionale.
L’annuncio era stato preparato all’inizio del mese con “Prologue (Eulogy of a Man Turned Mule)”, brano che vede la partecipazione di Emmylou Harris, Noah Cyrus e Allison Russell. Tre nomi diversi, per storia e sensibilità, chiamati a entrare in un progetto che già dal titolo — Mule, il mulo — lavora su una figura ruvida, resistente, quasi da racconto di frontiera. Non un dettaglio secondario, nel mondo narrativo di Peck.
Too Little, Too Late è il nuovo assaggio del disco
Il nuovo singolo “Too Little, Too Late” è il secondo estratto diffuso prima dell’uscita dell’album. Il brano, inserito come undicesima traccia nella tracklist, offre un’ulteriore indicazione sulla direzione del disco: meno posa, più racconto, con quella voce profonda che Peck usa spesso come strumento teatrale ma anche come mezzo diretto, quasi confidenziale.
La scelta di pubblicarlo dopo un prologo corale suggerisce un ingresso graduale nel progetto. Prima la cornice, poi una canzone più vicina alla forma classica del racconto sentimentale. “Too Little, Too Late”, già dal titolo, richiama un lessico di rimpianti e occasioni mancate, temi che nella scrittura country tornano spesso, ma che Peck tende a piegare a un’estetica personale, tra malinconia e cinema notturno.
La tracklist di Mule tra ballate, frontiera e immagini western
La scaletta di Mule si apre con “Prologue (Eulogy Of A Man Turned Mule)” e prosegue con titoli come “Big Ol’ House”, “Already Gone”, “Rehab Blues” e “Ring The Bell”. A metà disco compaiono “Blue Skies”, “The Fall” e “Cowboy Heart”, quest’ultima già indicativa di un immaginario che Peck non ha mai nascosto, fatto di cuori feriti, strade lunghe e figure solitarie.
Tra i passaggi più curiosi spicca “The Breeze, The Grass, The Mourning Dove and Me”, titolo esteso e quasi narrativo, seguito da “Run Out Of Road”, “Too Little, Too Late”, “War Of The Worlds” e dalla title track “Mule”, posta in chiusura. È una costruzione che sembra pensata come un percorso, più che come una semplice raccolta di brani: l’uomo, il viaggio, la trasformazione. Solo allora, forse, il mulo del titolo prende forma.
The Man Turned Mule Tour parte da Los Angeles
Per accompagnare l’uscita dell’album, Orville Peck partirà con il The Man Turned Mule Tour, una tournée nordamericana che prenderà il via il 18 settembre dal Hollywood Bowl di Los Angeles, la stessa data indicata per la pubblicazione del disco. Un debutto in grande formato, in uno dei luoghi simbolo della musica dal vivo negli Stati Uniti. Nella maggior parte delle date, ad aprire i concerti sarà Abbie Callahan.
Il calendario toccherà poi Troutdale, Bonner, Sacramento, Anaheim, Phoenix e Denver, prima di spostarsi nel Midwest con tappe a Minneapolis, Madison, Milwaukee e Chicago, dove Peck suonerà il 7 novembre al The Salt Shed. A seguire, doppio appuntamento a Brooklyn il 9 e 10 novembre al Brooklyn Paramount, quindi Philadelphia, Atlanta, Raleigh e Nashville, città inevitabile per un artista che, pur muovendosi ai margini del country più canonico, con quella tradizione continua a dialogare.
La parte finale porterà il tour in Canada, con concerti a Toronto, Ottawa e Montreal, prima del rientro negli Stati Uniti per le date di Boston e Huntington, nello Stato di New York. Per Peck sarà un passaggio importante: dopo Bronco, il nuovo Mule dovrà confermare una traiettoria ormai definita, ma ancora aperta a deviazioni. E in fondo è lì, nelle deviazioni, che il suo personaggio ha trovato finora la sua forza.
