Idda, il secondo lungometraggio di Irene Dionisio con Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, sarà presentato in prima mondiale al Toronto International Film Festival, in programma dal 10 al 20 settembre 2026, perché selezionato nella sezione competitiva Platform 2026, dove concorrerà per il premio dedicato ai film con una forte impronta registica.
Idda unico film italiano in concorso a Toronto Platform 2026
Per ora Idda è l’unico lungometraggio italiano annunciato al Toronto International Film Festival 2026, uno degli appuntamenti più seguiti del calendario internazionale. Il film di Irene Dionisio è stato inserito tra le dodici prime mondiali di Platform, sezione nata per valorizzare opere con uno sguardo registico riconoscibile e una narrazione fuori dai percorsi più consueti. Una vetrina non secondaria, anche per il peso che Toronto ha nella stagione dei festival e, a cascata, nelle traiettorie dei premi internazionali.
Il Platform Award, come ha spiegato il festival, assegna 20.000 dollari canadesi al miglior titolo del programma, scelto da una giuria internazionale che quest’anno sarà presieduta dal regista argentino Pablo Trapero. C’è poi un elemento nuovo: dal 2026 il vincitore del Platform Award nella categoria film non in lingua inglese sarà eleggibile per l’Oscar al miglior film internazionale. Un passaggio tecnico, certo. Ma per un film italiano indipendente può cambiare il perimetro della corsa.
Etna, memoria e legami: la storia di Adele e Sofia
Il titolo Idda, in dialetto siciliano, significa “lei”. È anche il nome con cui molti catanesi chiamano l’Etna, vulcano-donna, presenza familiare e insieme ingovernabile, capace di evocare nascita e distruzione. Nel film le protagoniste, Adele e Sofia, salgono verso la cima del vulcano in cerca di risposte: personali, generazionali, affettive. La loro ascesa diventa, nella sinossi diffusa dalla produzione, una sorta di pellegrinaggio sensoriale verso il “soffio ancestrale” dell’Etna, luogo in cui la memoria può riaffiorare.
Non è un paesaggio usato come fondale, almeno nelle intenzioni della regista. “L’Etna non è stato solo lo scenario, ma una forza che ha continuamente plasmato Idda”, ha raccontato Irene Dionisio in una nota. Le riprese, ha aggiunto, sono state “impegnative sul piano fisico” e allo stesso tempo capaci di orientare il lavoro creativo. In quella salita, tra pietra lavica, vento e silenzi, il film sembra cercare una lingua più fisica che esplicativa. Poche certezze. Molte tracce.
Il cast: Tecla Insolia, Romana Maggiora Vergano e Giuseppe De Domenico
A guidare il racconto sono Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, due interpreti arrivate a questo progetto dopo riconoscimenti importanti nel cinema italiano recente. Insolia ha vinto il David di Donatello come migliore attrice protagonista per L’arte della gioia ed è stata tra i volti di Primavera. Vergano, invece, ha ottenuto il Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista per Il tempo che ci vuole ed è apparsa anche in C’è ancora domani, il film di Paola Cortellesi che ha segnato una stagione di forte attenzione del pubblico.
Nel cast figura anche Giuseppe De Domenico, attore che negli ultimi anni ha alternato cinema e serie, portando spesso sullo schermo personaggi inquieti, poco concilianti. Per Idda, però, il centro resta il rapporto tra le due protagoniste. Dionisio ha spiegato che il film è nato come un “viaggio di co-creazione”, aperto a ciò che accadeva attorno al set. “Il film è stato re-immaginato dalla sensibilità delle sue due magnifiche interpreti”, ha detto la regista, precisando che il lavoro comune non si è fermato alla preparazione: è stato anche riscrittura, adattamento, riscoperta del senso delle scene.
Irene Dionisio tra cinema, arte e festival internazionali
Idda è scritto da Irene Dionisio con Marco Borromei ed è prodotto da Giovanni Pompili per Kino Produzioni con Rai Cinema, da Filippo Montalto e Francesco Montalto per Andromeda Film, da Francesco Grisi e Giorgia Priolo per EDI Effetti Digitali Italiani, in collaborazione con Antonio Miyakawa per Wise Pictures. Una produzione articolata, costruita attorno a un progetto che unisce racconto intimo, paesaggio siciliano e ricerca visiva. “Sapere che questo film è in concorso al Toronto International Film Festival – Platform mi rende orgogliosa, felice e grata verso tutto il team di lavoro che lo ha permesso”, ha dichiarato Dionisio.
La regista torinese arriva a Toronto con un percorso già riconosciuto tra cinema e arti visive. Ha ricevuto il Premio Solinas, il Premio Scam in Francia e il Premio della Giuria al Cinema Verité di Teheran per il documentario Sponde del 2015. Il suo primo film di finzione, Le ultime cose, presentato nel 2017 alla Settimana della Critica di Venezia, è stato candidato ai David di Donatello e al Globo d’Oro, vincendo poi il Nastro d’Argento per la migliore sceneggiatura. Le sue installazioni video sono state esposte, tra gli altri luoghi, a Palazzo Grassi a Venezia e all’Ocat di Shanghai. Per tre anni, inoltre, ha diretto Lovers, il festival cinematografico Lgbtqi del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Ora il passaggio è in Canada, davanti a una platea internazionale. E il film, da lì, comincerà davvero il suo cammino.
