Il Men/Go Music Fest 2026 ha chiuso sabato 18 luglio al parco il Prato di Arezzo la sua ventiduesima edizione, dopo sei giorni di concerti, performance e incontri pensati per tenere insieme grandi nomi, ricerca musicale e territorio. Dall’anteprima con i Subsonica dell’11 luglio fino alla serata finale con I Cani, Myd e l’Idles DJ Set, il festival diretto da Paco Mengozzi ha confermato una formula che non vive solo di palchi pieni, ma di un continuo passaggio tra linguaggi, pubblici e spazi della città.
Men/Go 2026, sei giorni tra main stage e nuove proposte
Al parco il Prato, in quei giorni, bastava spostarsi di pochi metri per cambiare registro: un concerto sul palco principale, una performance di danza aerea, lo stand di un’associazione aretina, poi un set di un artista emergente. È questa, da anni, la grammatica del Men/Go: non una semplice sequenza di live, ma un luogo dove la musica dal vivo convive con tutto ciò che le gira intorno. L’edizione 2026 ha messo in fila 45 artisti complessivi, con una scansione fitta e volutamente irregolare. Dopo l’anteprima dei Subsonica, unica data toscana del loro tour estivo davanti a circa 4 mila persone, il festival è entrato nel vivo dal 14 al 18 luglio con Motta, Emma Nolde, Maria Antonietta, Colombre, Ele A, Birthh, Ditonellapiaga, Casino Royale, Shame, Zen Circus, 2manydjs, fino alla chiusura con I Cani. Accanto ai nomi più attesi, però, il cartellone ha lasciato spazio a Aka5ha, Gemma, Prima Stanza a Destra, Lea Gavino, Gima, Senza Cri, Altea, Volpi, L.E.D., Mille, Vintage Violence e Punkcake. «La base è proprio questa: far scoprire anche delle novità», ha spiegato Mengozzi, direttore artistico e presidente dell’associazione Music!. «Per questo iniziamo presto, perché ci sono artisti della zona, emergenti, nuove proposte. Convincere il pubblico al pomeriggio non è facile, però è una parte fondamentale della nostra identità».
Dal pubblico di Ditonellapiaga al rito collettivo per I Cani
La misura del festival, più che nei manifesti, si coglieva davanti al palco, quando il prato cominciava a riempirsi già nel tardo pomeriggio e il pubblico restava lì, senza fretta. Con Ditonellapiaga, per esempio, l’ingresso ironico e diretto ha sciolto subito l’attesa: poche battute, un sorriso, poi il concerto è partito con un pubblico già dentro la serata. Il giorno dopo il clima è cambiato di colpo. Gli inglesi Shame hanno portato ad Arezzo un live ruvido, fisico, con il cantante spesso sul bordo del palco e la platea compatta sotto le transenne; gli Zen Circus, poco più tardi, hanno ritrovato un pubblico capace di cantare ogni brano dall’inizio alla fine, come accade nei concerti in cui il repertorio è ormai memoria comune. Per I Cani, invece, l’accoglienza è stata quasi sospesa: molti telefoni alzati, qualche voce trattenuta, quel silenzio breve che precede i pezzi più attesi. Eppure, dentro serate tanto diverse, la costante è rimasta la stessa: un pubblico disposto a fidarsi del Men/Go Music Fest prima ancora dei singoli nomi in scaletta. Non è poco, in un’estate di festival affollata e di cartelloni spesso simili tra loro.
Numeri, organizzazione e rapporto con Arezzo
I dati raccolti dagli organizzatori indicano una crescita stabile, senza strappi. «Siamo in linea con l’anno scorso», ha raccontato Paco Mengozzi. «L’anteprima con i Subsonica ha portato circa 4 mila persone, le serate principali si sono mosse tra gli 8 mila e i 10 mila spettatori. L’anno scorso Lucio Corsi aveva alzato l’asticella, ma anche quest’anno la qualità della proposta ha fatto la differenza». Dietro al festival lavora una macchina ampia: circa 200 persone tra produzione, accoglienza, logistica, catering, bar, tecnici e allestimenti, oltre a service, sicurezza e associazioni coinvolte nelle diverse aree. «C’è una grande sinergia», ha confidato Mengozzi. «Tutti si sentono parte del festival, perché il Men/Go è vissuto come una famiglia». Il legame con Arezzo, qui, non resta una formula di presentazione. Tra un concerto e l’altro il parco ospita realtà locali, spettacoli e attività nate durante l’anno; gli artisti, anche quelli più noti, vengono accompagnati in città, dagli affreschi di Piero della Francesca alla casa di Petrarca, fino alle osterie del centro storico. «Ci teniamo», ha aggiunto il direttore artistico. «Ne approfittiamo per fargli conoscere la nostra città. Anche perché, come già successo in passato, si creano connessioni che spesso continuano dopo il festival».
Scouting e futuro: l’anteprima può diventare stabile
Lo scouting musicale resta uno dei tratti più riconoscibili del Men/Go. Non riguarda soltanto la scena italiana, ma sempre di più anche quella internazionale, con l’idea di affiancare artisti già affermati a nomi ancora in piena crescita. È una linea che negli anni ha permesso al festival di intercettare musicisti prima del salto verso platee più grandi; e guardando la line-up 2026, tra i progetti meno esposti, non è difficile immaginare almeno tre o quattro nomi pronti a salire presto su palchi più importanti, magari anche in area Sanremo. Conclusa questa edizione, lo sguardo degli organizzatori è già rivolto al 2027. L’anteprima sperimentata con i Subsonica potrebbe diventare un appuntamento fisso, forse aprendo la strada a un doppio weekend: una serata internazionale di richiamo, una italiana, e accanto la ricerca che ha costruito l’identità del festival. «Lavorare sulla proposta è quello che vogliamo continuare a fare», ha ribadito Mengozzi. Dopo 22 edizioni, il punto sembra proprio questo: crescere senza perdere il passo, allargare il pubblico senza rompere il rapporto con il territorio. Ad Arezzo, almeno per una settimana, la dimensione di un festival non si misura solo nei numeri. Si misura nel modo in cui resta riconoscibile mentre tutto intorno cambia.
