La finale dei Mondiali 2026 si è chiusa domenica 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, con la vittoria della Spagna sull’Argentina campione uscente grazie a un gol nei tempi supplementari, ma prima della ripresa il pubblico ha assistito anche al primo halftime show ufficiale della Coppa del Mondo FIFA, pensato per unire calcio e musica davanti a oltre 80 mila spettatori.
Spagna-Argentina, tensione alta prima dello show di metà gara
All’intervallo la partita era ancora ferma sullo 0-0, con la Spagna e l’Argentina bloccate da una finale chiusa, nervosa, giocata più sui dettagli che sulle fiammate. Sugli spalti del MetLife Stadium, tra bandiere rosse e gialle, maglie albicelesti e telefoni già alzati, l’attesa non era solo per il secondo tempo: per la prima volta, la FIFA aveva inserito nel programma della finale un vero World Cup Halftime Show, sul modello dei grandi eventi sportivi americani.
La scelta, annunciata nei mesi scorsi dal presidente Gianni Infantino come uno show capace di “celebrare calcio, musica e valori condivisi”, ha cambiato il ritmo della serata. Non una semplice pausa tecnica, dunque, ma undici minuti costruiti come un evento nell’evento. E in quel momento, con il risultato ancora in equilibrio, il campo è diventato un palco.
Madonna apre, poi i Muppets e l’orchestra di Dudamel
A dare il via allo show di metà tempo è stata Madonna, entrata in campo accompagnata da due volti cari al calcio brasiliano, Ronaldo e Ronaldinho, entrambi campioni del mondo con la Seleção. La cantante ha aperto con “Music”, brano del 2000, mentre le luci dello stadio si abbassavano e il pubblico seguiva il cambio di scena con un brusio continuo, quasi da concerto più che da finale.
Subito dopo, il registro è cambiato. Sul prato sono arrivati i Muppets, con Miss Piggy in maglia rosa e la band guidata da Janice e Animal impegnata in una versione di “Seven Nation Army” dei White Stripes, coro ormai familiare in molti stadi europei. A dirigere il passaggio musicale c’era Gustavo Dudamel, direttore della Los Angeles Philharmonic, che ha poi condotto anche la Simón Bolívar Symphony Orchestra of Venezuela in un breve intermezzo orchestrale. Una scena insolita, sì, ma studiata nei tempi: pochi minuti, cambi rapidi, nessun vuoto.
BTS, Justin Bieber, Shakira e Burna Boy: il pop entra in finale
La parte centrale dello halftime show dei Mondiali 2026 ha puntato sui nomi più riconoscibili della musica globale. I BTS sono apparsi sul terreno di gioco per eseguire “Dynamite”, tra cori e telefoni accesi sugli anelli superiori dello stadio. Poco dopo sono arrivati Jason Sudeikis e Brendan Hunt, nei panni di Ted Lasso e Coach Beard, per introdurre Justin Bieber, entrato con chitarra acustica.
Bieber ha cantato “Everything Hallelujah”, modificando il ritornello in “World Cup Hallelujah”, una piccola variazione pensata per la serata. Poi il finale musicale è passato a Shakira e Burna Boy, protagonisti dell’inno ufficiale della competizione, “Dai Dai”. La cantante colombiana, già legata nell’immaginario collettivo ai Mondiali per “Waka Waka”, ha condiviso il palco con l’artista nigeriano prima dell’ultima scena: Chris Martin, Shakira e i Muppets insieme a un coro di bambini per “We Believe”, mentre sul campo veniva proiettata la parola “Love”, con la “O” disegnata come il pianeta Terra.
Dalla cerimonia d’apertura alle critiche dei Cure
La musica, in realtà, aveva accompagnato la finale della Coppa del Mondo già prima del calcio d’inizio. Jennifer Hudson ha interpretato l’inno nazionale, mentre Robbie Williams, Nicole Scherzinger e Laura Pausini hanno cantato “Desire”, brano incluso nella colonna sonora ufficiale del torneo. Sul prato di East Rutherford si è esibito anche Post Malone, con una maglietta ironica — “I Just Hope Both Teams Have Fun” — prima di proporre un brano indicato da diversi media come “Chrome Heartbreak” e alcuni successi già noti, tra cui “Wow”. Nel finale del suo set ha chiamato Swae Lee per “Sunflower”, collaborazione uscita nel 2018.
Non tutti, però, hanno accolto con favore la scelta della FIFA. Alla vigilia della partita, i Cure hanno pubblicato su Instagram un messaggio molto duro contro l’idea dello spettacolo e contro le parole di Infantino, che aveva parlato di una manifestazione capace di lasciare “un’eredità oltre il fischio finale”. Il gruppo britannico ha liquidato tutto con una lunga esclamazione e hashtag polemici, tra cui #Breadandcircuses. Una reazione ruvida, certo. Ma utile a raccontare l’altra faccia della serata: mentre la Spagna alzava la coppa e il calcio cercava nuove forme di intrattenimento globale, una parte del mondo musicale guardava a quella fusione con evidente diffidenza.
