Il Porretta Soul Festival non avrà quest’anno il patrocinio del Consolato americano in Italia: lo ha annunciato oggi a Porretta Terme, nel Bolognese, il direttore artistico Graziano Uliani, spiegando di aver rifiutato il sostegno istituzionale, già presente nella passata edizione, per una scelta politica legata alla presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti.
Porretta Soul Festival, la scelta sul patrocinio Usa
La decisione, arrivata a margine della presentazione del festival, segna una rottura rispetto all’edizione precedente, quando il Consolato americano in Italia aveva concesso il proprio patrocinio alla manifestazione. Uliani ha chiarito che si trattava di un sostegno non economico, “un patrocinio non oneroso, come dicono loro”, ma ha aggiunto di non volerlo accettare nelle condizioni politiche attuali.
“Finché c’è Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, non posso accettare il patrocinio da un governo che sta agendo in questa maniera”, ha detto il direttore artistico, parlando davanti ai giornalisti. Parole nette, pronunciate senza girarci troppo attorno, nel corso di un incontro che avrebbe dovuto concentrarsi soprattutto sul programma musicale.
Il Porretta Soul Festival, nato nel 1988 e dedicato alla tradizione del soul americano, è da decenni un punto di riferimento per artisti, appassionati e musicisti legati alla scena di Memphis e del sud degli Stati Uniti. Proprio per questo, la scelta di rinunciare al patrocinio statunitense assume un peso simbolico non secondario. Non riguarda i musicisti, ha lasciato intendere Uliani, ma il rapporto con l’amministrazione in carica.
Le parole di Graziano Uliani su Trump
Uliani ha raccontato di aver discusso della questione anche con alcuni artisti americani invitati al festival. “Ho detto loro che hanno un presidente che sta facendo cose molto gravi — ha spiegato — e quasi tutti mi hanno risposto: ‘Non è il nostro presidente’”. Una frase, riferita dal direttore artistico, che restituisce il clima di distanza politica avvertito da una parte dell’ambiente musicale statunitense.
Il fondatore del festival ha poi aggiunto che i delegati americani attesi quest’anno a Porretta Terme sono, a suo dire, “tutti democratici” e fortemente critici nei confronti di Trump. “Non possono vederlo”, ha confidato Uliani, usando un’espressione colloquiale, prima di ribadire la sua contrarietà a un riconoscimento formale da parte dell’attuale governo americano.
La presa di posizione è stata formulata in termini duri, anche personali. Uliani ha parlato di un governo che, secondo lui, sta portando avanti scelte non condivisibili, e ha escluso ogni ripensamento sul punto. Una linea che potrebbe far discutere, soprattutto perché arriva da un festival costruito proprio sul dialogo culturale tra l’Italia e la musica afroamericana.
Il legame tra Porretta e la musica soul americana
Il Porretta Soul Festival ha legato il proprio nome alla memoria di Otis Redding e alla grande tradizione della Stax Records, portando sull’Appennino bolognese generazioni di cantanti, band e strumentisti provenienti dagli Stati Uniti. Nel tempo, il rapporto con il mondo americano è diventato parte dell’identità stessa della manifestazione, non solo una cornice diplomatica.
Per questo, la rinuncia al patrocinio del Consolato Usa non interrompe il legame culturale con gli artisti americani, ma lo separa dal piano istituzionale. È questo il punto su cui Uliani ha insistito: il festival continuerà a ospitare musicisti statunitensi, a raccontare il soul, a mantenere vivi rapporti costruiti in anni di viaggi, concerti e amicizie. Il dissenso, ha spiegato, è rivolto alla politica dell’amministrazione Trump, non al Paese né alla sua comunità musicale.
A Porretta, del resto, la dimensione internazionale convive da sempre con un’atmosfera molto concreta: il teatro, le strade del paese, gli incontri informali dopo i concerti, le fotografie con gli artisti nei bar del centro. Anche quest’anno l’attesa è per il programma e per gli ospiti in arrivo, ma la scelta sul patrocinio ha spostato l’attenzione, almeno per un giorno, dalla musica alla politica.
Una decisione destinata a far discutere
La posizione di Graziano Uliani si inserisce in un contesto più ampio, in cui eventi culturali e festival sono spesso chiamati a confrontarsi con temi politici e diplomatici. In questo caso, però, la scelta è stata assunta direttamente dal direttore artistico e comunicata in modo esplicito, senza formule prudenti o distinguo istituzionali.
Non risultano, al momento, reazioni ufficiali del Consolato americano in Italia alle parole di Uliani. Né sono stati comunicati cambiamenti nel programma del Porretta Soul Festival legati alla mancata concessione del patrocinio. La manifestazione, secondo quanto emerso durante la presentazione, proseguirà dunque nel suo percorso, con gli artisti e i delegati americani attesi in Emilia-Romagna.
Resta il dato politico: un festival italiano dedicato alla musica soul rifiuta il patrocinio del governo statunitense per protesta contro Donald Trump. Una scelta che il direttore artistico rivendica come coerente con la storia della rassegna e con il rapporto costruito negli anni con molti musicisti americani. “Con loro il dialogo resta aperto”, è il senso del suo ragionamento. Con l’amministrazione, per ora, no.
