George Clooney riceverà il Leone d’oro alla carriera alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026, dopo un rapporto quasi trentennale con la Laguna, iniziato nel 1998 con Out of Sight di Steven Soderbergh e proseguito tra film in concorso, aperture di festival e ritorni sul tappeto rosso.
George Clooney premiato a Venezia con il Leone d’oro
Per George Clooney sarà un ritorno in un luogo familiare, più che una semplice premiazione. L’attore, regista e produttore americano, due volte premio Oscar, sarà celebrato dalla Mostra del Cinema di Venezia con il Leone d’oro alla carriera, riconoscimento che arriva dopo undici partecipazioni al festival. “Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia”, ha commentato Clooney con il suo consueto tono ironico. “La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così”. Parole leggere, ma non casuali: la sua storia con il Lido attraversa una parte rilevante del cinema americano degli ultimi trent’anni, dai ruoli da divo maturo alle regie più politiche, fino ai progetti prodotti con la Smokehouse Pictures, la società fondata con Grant Heslov.
Dal primo Lido con Out of Sight al ritorno con Jay Kelly
La prima volta di Clooney a Venezia risale al 1998, quando arrivò con Out of Sight, il film di Steven Soderbergh in cui interpretava Jack Foley, rapinatore elegante e fuori dagli schemi, accanto a Jennifer Lopez. Quel ruolo segnò il passaggio definitivo dall’immagine televisiva di ER – Medici in prima linea a quella di protagonista cinematografico. Da allora il Lido è diventato una tappa ricorrente. Nel 2003 Clooney fu a Venezia con Prima ti sposo, poi ti rovino dei fratelli Coen, presentato fuori concorso; due anni dopo tornò in gara con Good Night, and Good Luck, da lui diretto, che ottenne l’Osella per la sceneggiatura e la Coppa Volpi per David Strathairn. Nel 2007 fu la volta di Michael Clayton di Tony Gilroy, poi Burn After Reading dei Coen aprì il festival nel 2008. Ancora: L’uomo che fissava le capre nel 2009, Gravity di Alfonso Cuarón nel 2013, Suburbicon nel 2017. Più di recente, Clooney è riapparso al Lido con Wolfs di Jon Watts nel 2024 e con Jay Kelly di Noam Baumbach, presentato in concorso lo scorso anno. In quell’occasione saltò la conferenza stampa, ma non il red carpet, dove arrivò mano nella mano con la moglie Amal Alamuddin.
Barbera: “Artista completo, carismatico e originale”
A motivare il riconoscimento è stato il direttore della Mostra, Alberto Barbera, che ha definito Clooney “un artista completo e carismatico, appassionato e originale”. Nel profilo tracciato dalla direzione del festival emerge un interprete capace di muoversi tra generi diversi senza restare prigioniero dell’immagine da star. Il suo carisma, ha spiegato Barbera, si fonda sulla credibilità più che sulla superficie: dal cinema di guerra di Three Kings e Syriana al thriller civile di Michael Clayton, dalla commedia brillante di Ocean’s Eleven e Fratello, dove sei? alla fantascienza di Gravity e Solaris. E poi le prove più intime, come Paradiso amaro, Tra le nuvole e Jay Kelly, dove il divismo viene spesso incrinato, messo in discussione, perfino smontato. Dietro la macchina da presa, Clooney ha costruito un percorso parallelo con film come Confessioni di una mente pericolosa, Good Night, and Good Luck, Le idi di marzo e Suburbicon, opere legate a un’idea di cinema attenta alla politica, ai media, al potere e alle sue zone grigie. Non solo interprete, dunque. Anche autore, e produttore con una linea riconoscibile.
Oscar, Broadway e impegno civile nella carriera di Clooney
Il Leone d’oro alla carriera arriva in una fase ancora attiva del percorso di Clooney, che ha collezionato due premi Oscar, quattro Golden Globe, incluso il Cecil B. DeMille Award, quattro Sag Awards, un Bafta, due Critics’ Choice Awards, un Emmy e il riconoscimento alla carriera dell’American Film Institute. Con otto candidature agli Oscar, è stato nominato in più categorie, un dato raro per un artista passato con continuità dalla recitazione alla regia e alla produzione. Di recente ha ricevuto anche una candidatura ai Tony Award per il debutto a Broadway con Good Night, and Good Luck, adattamento teatrale del film del 2005. Sul fronte produttivo, attraverso Smokehouse Pictures, ha diretto e prodotto Erano ragazzi in barca per Mgm insieme a Grant Heslov; tra gli altri progetti recenti figurano The Tender Bar per Amazon Prime Video e The Midnight Sky per Netflix. Per la televisione ha prodotto The Agency, thriller politico di Showtime tratto dalla serie francese Le Bureau des Légendes, già rinnovato per una seconda stagione. Accanto al cinema resta il profilo pubblico: l’impegno per i diritti umani, dal Darfur ad Haiti fino al Sudan, il ruolo di Messaggero di Pace delle Nazioni Unite, le posizioni critiche verso Donald Trump e la scelta, condivisa con Amal e i figli Ella e Alexander, di ottenere la cittadinanza francese. A Venezia, questa volta, il premio guarda a tutto questo insieme. Cinema, presenza pubblica, memoria del Lido.
