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Addio a Tiziana Aristarco, la regista che ha raccontato l’Italia in tv

Macchina da presa su treppiede e sedia da regista vuota su un set domestico illuminato, con cuffie e fogli in primo piano Una macchina da presa e una sedia da regista vuota su un set televisivo: immagine simbolica per ricordare Tiziana Aristarco.

È morta Tiziana Aristarco, regista romana di fiction Rai, film e documentari per la televisione, scomparsa oggi all’età di 66 anni dopo una lunga carriera dietro la macchina da presa, da Un medico in famiglia a Mina Settembre, lasciando un segno riconoscibile nel racconto popolare italiano. La notizia della sua scomparsa ha attraversato in poche ore il mondo dello spettacolo, tra messaggi privati e ricordi pubblici, soprattutto da parte degli attori che con lei avevano condiviso set, stagioni di lavoro e giornate intere in esterni, spesso fino a sera.

Tiziana Aristarco, una vita dietro la macchina da presa

Figlia del critico cinematografico Guido Aristarco, Tiziana Aristarco era entrata in Rai da giovane, iniziando come aiuto regista prima di conquistare, passo dopo passo, una posizione solida nella regia televisiva. Non amava il rumore intorno al mestiere, raccontano colleghi e interpreti, ma conosceva bene i tempi del set: le attese, le corse, i cambi di luce, la necessità di tenere insieme attori, troupe e racconto.

La sua carriera si è sviluppata dentro una stagione importante della fiction italiana, quella in cui le serie familiari e i racconti di formazione entravano stabilmente nelle case del pubblico. Aristarco ha lavorato su titoli molto seguiti, mantenendo uno stile asciutto, attento ai personaggi e alle relazioni. Non solo tecnica. Anche ascolto, presenza, misura.

Da Un medico in famiglia a Mina Settembre

Tra i lavori più noti figura Un medico in famiglia, serie simbolo della televisione generalista italiana: nel 1998 Aristarco vi partecipò come aiuto regista e regista della seconda unità, per poi firmare la regia nella seconda stagione. Da lì, il suo percorso si è intrecciato con molte produzioni Rai diventate familiari al grande pubblico, da Provaci ancora Prof! — di cui ha diretto la quarta e la quinta stagione — a Fuoriclasse, Raccontami, Come fai sbagli, Compagni di scuola e Casa famiglia 2.

Negli ultimi anni il suo nome era tornato con forza grazie a Mina Settembre, la serie ambientata a Napoli con Serena Rossi protagonista. Aristarco aveva diretto la terza stagione, lavorando tra vicoli, uffici, interni domestici e strade attraversate dalla figura ormai riconoscibile dell’assistente sociale con il cappotto rosso. Un set complesso, fatto di ritmo e delicatezza. E di molte ore in città, tra scene da rifare, pause improvvisate e quella familiarità che spesso nasce solo dopo settimane di lavoro comune.

Il ricordo di Serena Rossi e Serena Autieri

A ricordarla sui social è stata Serena Rossi, interprete di Mina Settembre, con parole molto personali. “Eccoci qui, Tiziana mia, che dolore immenso, dilaniante”, ha scritto l’attrice, spiegando di non voler parlare soltanto della regista e della professionista “sempre alla ricerca di verità profonda e di bellezza”. Poi il passaggio più intimo: “Tu sei stata molto più… una guida, un porto sicuro”.

Nel messaggio, Rossi ha richiamato le giornate di lavoro a Napoli, “in giro per le strade” con il cappottino rosso del personaggio, le risate, la fatica, gli abbracci. “Ci capivamo al primo sguardo io e te”, ha confidato l’attrice, chiudendo con un grazie e con una frase semplice: “Mi mancherai immensamente. La tua Serena”. Parole che restituiscono, più dei titoli di coda, il rapporto costruito sul set.

Anche Serena Autieri, diretta da Aristarco in Una famiglia imperfetta, ha pubblicato un messaggio su Instagram. “Oggi il cuore è colmo di tristezza”, ha scritto, salutandola con gratitudine per ciò che le aveva donato “dentro e fuori dal set”. Un ricordo breve, ma netto: “Continuerai a vivere nel ricordo di chi ha avuto il privilegio di incontrarti”.

Il lascito nella fiction italiana

Tiziana Aristarco lascia il marito, il regista Riccardo Donna, e due figli. La sua scomparsa colpisce un ambiente professionale nel quale era considerata una figura affidabile, rigorosa, capace di guidare produzioni diverse senza perdere il contatto con gli attori. In televisione, dove i tempi sono stretti e ogni giornata pesa sul risultato finale, questa qualità conta molto.

Il suo lavoro resta legato a una televisione popolare nel senso più concreto del termine: storie riconoscibili, famiglie, scuole, quartieri, personaggi che entrano nella routine degli spettatori. Dai primi incarichi in Rai fino alle stagioni più recenti, Aristarco ha attraversato generi e generazioni, contribuendo a costruire un immaginario condiviso senza cercare il centro della scena. Stava dietro la macchina da presa. Ma chi l’ha incontrata, oggi, la riporta davanti.

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