Isabelle Adjani, attrice simbolo del cinema francese, è stata condannata martedì a Parigi dalla Corte d’appello per frode fiscale aggravata e riciclaggio, in un procedimento nato da contestazioni fiscali relative agli anni 2014, 2016 e 2017. La nuova sentenza conferma la colpevolezza dell’interprete di La regina Margot, ma riduce in modo netto la pena decisa in primo grado: 10 mesi di carcere con la condizionale e 10 mila euro di multa, contro i due anni sospesi e i 250 mila euro di ammenda stabiliti nel dicembre 2023.
Isabelle Adjani condannata in appello per frode fiscale
La Corte d’appello di Parigi ha ritenuto ancora una volta Isabelle Adjani colpevole di frode fiscale aggravata e riciclaggio, confermando l’impianto dell’accusa ma ridimensionando la sanzione economica e la durata della pena. L’attrice, 71 anni, non finirà in carcere: la condanna è infatti sospesa, come già avvenuto in primo grado. Resta però il peso giudiziario di una vicenda che tocca la sua posizione fiscale e patrimoniale, seguita da vicino in Francia anche per il profilo pubblico della protagonista. Secondo quanto riferito dall’agenzia AFP, Adjani ha reagito dicendosi “sollevata”, pur annunciando di voler andare avanti: “Per me conta soltanto il rispetto del diritto — ha detto — lo troverò davanti alla Corte di Cassazione”. Una frase breve, misurata. Ma chiara.
Le accuse: domicilio in Portogallo, donazione e passaggi di denaro
Al centro del processo ci sono tre episodi distinti, ricostruiti dagli inquirenti francesi e poi valutati dai giudici. Il primo riguarda una presunta domiciliazione fittizia in Portogallo negli anni 2016 e 2017, che secondo l’accusa avrebbe permesso all’attrice di sottrarsi in parte al fisco francese. Il secondo punto riguarda una somma ricevuta nel 2014, indicata come prestito, ma considerata dai magistrati una donazione dissimulata. Infine, la Corte ha esaminato il transito di denaro attraverso gli Stati Uniti, sempre nel 2014, operazione letta come parte del contestato schema di riciclaggio. La difesa, nel corso del procedimento, ha respinto l’idea di una volontà fraudolenta e ha insistito sulla natura diversa delle operazioni. Non è bastato. Almeno finora.
Pena ridotta rispetto al primo grado
La decisione d’appello segna comunque una svolta sul piano della pena. Nel dicembre 2023, in primo grado, Isabelle Adjani era stata condannata a due anni di carcere con la condizionale e a una multa da 250 mila euro: una sanzione molto più pesante, soprattutto sul fronte economico. I giudici d’appello hanno invece fissato la multa a 10 mila euro, mantenendo la condanna ma riducendone l’impatto. È un passaggio che la stessa attrice ha interpretato come un segnale favorevole, pur senza rinunciare alla battaglia legale. “Sono sollevata”, ha confidato all’AFP, lasciando intendere che il prossimo terreno sarà quello della Cassazione, dove non si rigiudicano i fatti ma la corretta applicazione del diritto. Solo allora, per lei, la vicenda potrà trovare un punto fermo.
Una carriera tra Francia, Oscar e grandi ruoli
La sentenza arriva su una figura centrale del cinema francese degli ultimi cinquant’anni. Isabelle Adjani, nata nel 1955, è stata due volte candidata agli Oscar: nel 1975 per Adele H. una storia d’amore, diretto da François Truffaut, e nel 1988 per Camille Claudel, film che ne consolidò la fama internazionale. In Francia è legata anche a titoli come La regina Margot, ruolo che l’ha resa riconoscibile a più generazioni di spettatori. Proprio questa notorietà ha dato alla vicenda giudiziaria una risonanza più ampia del normale contenzioso fiscale. Nei corridoi del tribunale parigino, raccontano i media francesi, il tono è rimasto sobrio: poche dichiarazioni, nessuna scena, molti avvocati attorno ai fascicoli. Ora il dossier passa al livello successivo. E per Adjani, attrice abituata ai riflettori ma non a questo tipo di esposizione, il capitolo giudiziario non è ancora chiuso.







