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Giulia Cecchettin, il ricordo di una vita libera oltre la tragedia

Pubblico giovane seduto in sala cinema davanti a palco con microfono, tre sedie vuote e grande schermo bianco Una sala festival con pubblico giovane e palco vuoto, immagine simbolica della presentazione del film e del ricordo di Giulia Cecchettin.

Gino Cecchettin ha presentato oggi, 18 luglio 2026, al Giffoni Film Festival il film “Se domani non torno”, diretto da Paola Randi e ispirato al libro “Cara Giulia”, spiegando che la sua famiglia ha scelto di sostenere il progetto per responsabilità civile e per raccontare la vita di Giulia Cecchettin oltre il femminicidio del novembre 2023.

Gino Cecchettin al Giffoni: “Un modo per arrivare a chiunque”

Davanti al pubblico del Giffoni Film Festival, in una sala attenta e raccolta, Gino Cecchettin ha raccontato il senso della scelta compiuta dalla famiglia: trasformare il dolore privato in una narrazione pubblica, accessibile, capace di parlare soprattutto ai più giovani. “Vorrei raccontare brevemente perché come famiglia abbiamo scelto di fare questo film”, ha detto, spiegando che alla base c’è “una questione di responsabilità civile”.

Il riferimento è al percorso avviato con la Fondazione Giulia Cecchettin, nata dopo la morte della figlia, uccisa a 22 anni da Filippo Turetta nel novembre 2023. “Questo per noi è un modo veramente per arrivare a chiunque”, ha aggiunto Cecchettin, con parole misurate, senza cercare scorciatoie emotive. Poi una frase che ha segnato il tono dell’incontro: “Il dolore che noi abbiamo vissuto, se non raccontato opportunamente, può essere rivissuto, e questa è una cosa che noi non vorremmo”.

“Se domani non torno”, il film ispirato a “Cara Giulia”

Il film “Se domani non torno” è diretto da Paola Randi e scritto insieme alla sceneggiatrice Lisa Nur Sultan. La pellicola prende spunto da “Cara Giulia”, il libro che Gino Cecchettin ha scritto dopo il femminicidio della figlia, un testo nato come dialogo intimo e diventato poi, nel dibattito pubblico, una testimonianza sulla violenza di genere e sulla necessità di educare alle relazioni.

La presentazione a Giffoni, festival da sempre legato al pubblico adolescente, non è un dettaglio laterale. Proprio lì, tra ragazzi e ragazze arrivati da diverse parti d’Italia, il racconto di Giulia Cecchettin assume una funzione diversa: non soltanto memoria, ma strumento di confronto. La regista e la sceneggiatrice, secondo quanto emerso durante l’incontro, hanno lavorato su una materia delicata, cercando di restituire non solo l’epilogo della vicenda, ma anche la persona, la quotidianità, le scelte.

“La storia di Giulia non è solo l’ultima mezz’ora”

Cecchettin ha insistito su un punto preciso, quasi una correzione necessaria al modo in cui spesso viene raccontata la vicenda. “Spesso sento dire ‘la storia di Giulia’ e, quando sento questo, capisco che le persone si riferiscono solo forse all’ultima mezz’ora della storia di Giulia, alle ultime due ore”, ha confidato. Una pausa, poi il passaggio centrale: “La storia di Giulia invece è una storia di 22 anni”.

Per il padre, ridurre Giulia Cecchettin al momento della sua morte significa perdere ciò che è stata prima: una ragazza, una donna giovane, una studentessa, una persona che stava costruendo il proprio futuro. “Si è autodeterminata, ha fatto una scelta di libertà, ha voluto scegliere”, ha spiegato Cecchettin. E ha aggiunto che quella scelta, “forse”, l’ha pagata con la vita. Una parola, quel “forse”, che non attenua il senso della frase, ma ne mostra il peso.

La memoria di Giulia e il tema della violenza di genere

Nel racconto pubblico seguito al femminicidio, Giulia Cecchettin è diventata un nome collettivo, richiamato nelle scuole, nelle piazze, nei dibattiti sulla violenza contro le donne e sull’educazione affettiva. Il film, nelle intenzioni della famiglia, prova a inserirsi in questo percorso senza sostituirsi alla cronaca giudiziaria e senza chiudere la vicenda in una formula. “Qui però si celebra anche tutta la vita di Giulia”, ha detto Cecchettin, “e questo è forse il modo migliore per poterle riconoscere quanto ha fatto”.

Il passaggio dal libro al cinema porta con sé una responsabilità ulteriore: raggiungere chi non ha letto “Cara Giulia”, chi conosce la storia solo per titoli o frammenti, chi magari era troppo giovane nel 2023 per comprenderne fino in fondo la portata. A Giffoni, il messaggio è arrivato in modo diretto. Non una commemorazione distante, ma un invito a guardare alla vita di Giulia prima della sua morte, alle sue scelte e alla libertà che rivendicava. Solo allora, ha lasciato intendere Cecchettin, il racconto può diventare davvero utile.

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