Susan Abulhawa porta in libreria dal 30 giugno, per Fazi Editore, “Ogni istante è una vita. Racconti da Gaza al tempo del genocidio”, un’antologia di diciotto testi scritti da giovani palestinesi nei campi tenda della Striscia di Gaza nel 2024, durante la guerra, per raccontare dall’interno una quotidianità segnata da bombe, sfollamenti e perdita.
Susan Abulhawa e i racconti nati nei campi tenda di Gaza
Il volume, 144 pagine, 15 euro, è curato dalla scrittrice e attivista palestinese-americana Susan Abulhawa, autrice del bestseller “Ogni mattina a Jenin” e fondatrice di Playgrounds for Palestine, organizzazione impegnata nel sostegno ai bambini palestinesi nei Territori Occupati. Il libro arriva sugli scaffali con la prefazione dello storico dell’arte Tomaso Montanari e la postfazione della scrittrice Viola Ardone.
La raccolta nasce da un’esperienza concreta, vissuta sul posto. Abulhawa, secondo quanto riferisce l’editore, è riuscita a entrare due volte nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah, organizzando laboratori di scrittura con giovani sfollati. Non un lavoro a distanza, dunque, ma un percorso costruito tra tende, attese, quaderni recuperati e giornate interrotte dai bombardamenti. Da lì, da quel materiale fragile e urgente, sono arrivati i diciotto racconti.
La vita quotidiana sotto le bombe diventa testimonianza
Le pagine di “Ogni istante è una vita” non inseguono la cronaca militare, né pretendono di ricostruire l’intero quadro del conflitto. Entrano, invece, nelle scene minime: la fila per il pane, la ricerca di un buono alimentare, il ritorno tra le macerie per recuperare un oggetto rimasto sotto cemento e polvere. Gesti ordinari, quasi domestici. Eppure, in quel contesto, diventano il centro della sopravvivenza.
Ci sono un parto in ospedale, un caffè bevuto davanti al mare dopo aver perso casa e affetti, il tentativo di tenere insieme memoria e presente mentre tutto intorno cambia volto. Le storie, scritte da giovani palestinesi durante il 2024, danno forma a una voce corale: non un unico narratore, ma molte vite che procedono una accanto all’altra. Alcune frasi, si intuisce, nascono in presa diretta. Altre sembrano già memoria, anche se il tempo per elaborare non c’è stato.
La forza del libro sta proprio in questo scarto. La guerra, nelle testimonianze, non è soltanto un evento esterno; entra nelle stanze, nelle tasche, nei percorsi per cercare acqua o cibo. La letteratura, qui, non cancella la ferita. La rende leggibile.
I giovani autori palestinesi e la voce corale della raccolta
Tra i giovani che firmano i racconti figurano Mohammad Mu’ammar, Reema Abu Moussa, Khuloud Abu Dhaher, Ghassan Salam, Diana Sleih, Saja al-Lahham, Rizq Ahmad, Khadija Abu Lebdeh, Amr al-Najjar, Fatima Asfur, Nibal al-Najjar, Maram Hammou, Samia al-Lahham, Ali Abu Zayed, Maysa Salamah, Samah Abu Awwad, Abdallah al-Sayyid e Lubna Muqdad. Nomi che nel libro non restano sullo sfondo, perché ciascun racconto porta con sé una prospettiva precisa, una perdita, un gesto, un luogo.
Nella postfazione, Viola Ardone definisce questi testi “la narrazione in presa diretta della morte mentre avviene, della distruzione mentre avviene, del dolore mentre avviene, del battito mentre resiste”. Poi aggiunge: “Sono vita”. Una frase breve, quasi trattenuta, che riassume il senso dell’antologia: restituire spazio a chi, nel mezzo dell’emergenza, continua a osservare, ricordare e scrivere.
La prefazione di Tomaso Montanari colloca invece il volume dentro una riflessione più ampia sul ruolo della cultura davanti alla violenza e alla cancellazione dei luoghi. Il libro, in questa prospettiva, diventa anche un archivio di memorie immediate: persone, strade, case, ospedali, frammenti di città che rischiano di sparire non solo fisicamente, ma anche dal racconto pubblico.
Il sostegno al Palestine Writes Literature Festival
Con la pubblicazione di “Ogni istante è una vita. Racconti da Gaza al tempo del genocidio”, Fazi Editore annuncia che devolverà il 5% dei proventi del volume al Palestine Writes Literature Festival, iniziativa dedicata alla promozione della letteratura, dell’arte e della cultura palestinesi. Una scelta che lega la circolazione del libro a un progetto culturale già attivo nel dare visibilità agli autori palestinesi e alla loro produzione.
L’antologia esce in Italia in un momento in cui il racconto di Gaza passa spesso attraverso numeri, comunicati, immagini di distruzione e aggiornamenti diplomatici. Qui, invece, il punto di partenza è un’altra unità di misura: l’istante. Un pezzo di pane trovato, una voce che chiama, una pagina scritta prima che faccia buio. Ed è in quel margine ristretto, tra paura e ostinazione, che i giovani autori raccolti da Susan Abulhawa provano a lasciare traccia di ciò che hanno visto.











