Nel panorama horror degli ultimi anni stanno emergendo autori sempre più giovani, ma quello che sta accadendo attorno a “Backrooms” sembra andare oltre la semplice curiosità generazionale e sta attirando l’attenzione di pubblico e critica in modo sorprendente.
L’horror continua a vivere una fase particolarmente vivace. Dopo il successo di autori come Ari Aster, Robert Eggers e Jordan Peele, il genere sta mostrando una capacità rara di rinnovarsi, trovando nuove idee proprio nei luoghi più impensabili del web. È in questo contesto che si inserisce Backrooms, il film che sta facendo parlare di sé ancora prima di diventare un fenomeno globale.
A colpire non è soltanto il risultato ottenuto nelle prime recensioni, ma soprattutto la storia di chi si trova dietro la macchina da presa. Il regista Kane Parsons ha appena 20 anni e sta vivendo un debutto che molti cineasti inseguono per una carriera intera. Le prime valutazioni della critica hanno infatti spinto il film fino all’85% di gradimento su Rotten Tomatoes, un dato che per un horror originale rappresenta un segnale tutt’altro che trascurabile.
Il progetto nasce da una delle leggende digitali più conosciute degli ultimi anni. Le Backrooms sono diventate un fenomeno online grazie a immagini inquietanti e racconti che descrivono corridoi infiniti, stanze vuote illuminate da luci al neon e una sensazione costante di smarrimento.
Molto prima dell’arrivo del film, Kane Parsons aveva già trasformato questo immaginario in una serie di cortometraggi pubblicati su YouTube. Quei video, realizzati con mezzi limitati ma con una notevole attenzione visiva, hanno raccolto milioni di visualizzazioni e attirato l’interesse dell’industria cinematografica.
Il passaggio dal web al grande schermo non è mai semplice. Negli anni molti fenomeni virali hanno provato a fare il salto senza riuscire a convincere il pubblico. Per questo motivo l’entusiasmo che si sta creando attorno a Backrooms viene osservato con particolare attenzione dagli addetti ai lavori.
Un cast importante per un progetto nato online
A rendere ancora più interessante l’operazione è la presenza di interpreti già affermati. Nel cast compaiono infatti Renate Reinsve, Chiwetel Ejiofor, Mark Duplass e Lukita Maxwell, nomi che raramente vengono associati a produzioni nate da contenuti virali della rete.
Dietro il film c’è inoltre la produzione di A24, società che negli ultimi anni ha contribuito a ridefinire l’identità dell’horror contemporaneo con opere capaci di unire sperimentazione, tensione psicologica e ricerca estetica.
Proprio questo elemento sta alimentando molte aspettative. Chi segue il cinema di genere sa che quando una produzione di questo tipo decide di investire su un regista così giovane, solitamente intravede qualcosa che va oltre il semplice fenomeno del momento.

L’horror continua a cambiare pelle (www.altaformazione.it)
Negli ultimi anni il pubblico ha dimostrato di premiare film horror capaci di proporre atmosfere insolite e racconti meno convenzionali. L’interesse crescente per produzioni che mescolano internet, cultura digitale e paure contemporanee sembra confermare una trasformazione profonda del genere.
Backrooms arriva proprio in questo momento. Non punta soltanto sugli spaventi tradizionali, ma su un senso di inquietudine che molti utenti conoscono già attraverso immagini, forum e video condivisi online. È probabilmente questo legame con l’immaginario collettivo della rete che sta rendendo il progetto così interessante.
L’85% registrato nelle prime recensioni non garantisce automaticamente il successo definitivo, ma indica che qualcosa di particolare sta accadendo. E mentre il pubblico continua a scoprire i misteriosi corridoi delle Backrooms, una cosa appare già chiara: un regista ventenne è riuscito a trasformare una leggenda di internet in uno dei titoli horror più discussi del momento.

Da una creepypasta a un film atteso in tutto il mondo (www.altaformazione.it)







