CINEMA E TV

Gioia mia conquista Monaco: il film di Margherita Spampinato vince il CineKindl Award

Tre donne si abbracciano accanto a un trofeo su un tavolo dopo una cerimonia in un festival cinematografico Un momento di festa dopo la premiazione: un trofeo in primo piano e tre donne unite in un abbraccio in un contesto da festival.

Gioia mia, opera prima della regista Margherita Spampinato, ha vinto il CineKindl Award al Filmfest di Monaco il 4 luglio 2026, in Germania, dove il film è stato premiato dalla giuria per la forza del racconto, il lavoro sulle interpreti e la capacità di parlare a un pubblico giovane attraverso una storia di comunità, memoria e legami femminili.

Gioia mia premiato al Filmfest di Monaco

Il riconoscimento arriva in uno dei festival più seguiti del panorama tedesco: il Filmfest di Monaco, secondo per rilievo in Germania dopo la Berlinale, richiama ogni anno oltre 80mila spettatori e presenta più di 200 film tra anteprime, sezioni internazionali e programmi dedicati ai nuovi autori. Per Gioia mia è un altro passaggio significativo in un percorso già avviato nei mesi scorsi, partito da Locarno e proseguito poi con una serie di premi italiani.

Il film, prodotto da Yagi Media, sarà distribuito in Italia da Fandango e in Germania da Arsenal Filmverleih. A Monaco è arrivato dopo le selezioni curate a Roma da Cinecittà-Filmitalia, che ha accompagnato la presenza dell’opera nel circuito internazionale. Una traiettoria non scontata, per un esordio. Eppure il titolo di Spampinato, passo dopo passo, ha trovato ascolto anche fuori dall’Italia.

La motivazione della giuria del CineKindl Award

La giuria del CineKindl Award ha scelto Gioia mia all’unanimità, spiegando di essere stata colpita da un film capace di raccontare “che l’amore non ha età” e che le relazioni costruite nel tempo restano “tra i tesori più preziosi” delle persone. Nella motivazione vengono citate anche la fotografia, le interpretazioni e una narrazione definita sicura, elementi che hanno dato al film una riconoscibilità forte nel programma del festival.

Al centro, ha osservato la giuria, c’è anche “la storia di un luogo che resiste insieme alle sue donne”, una comunità di quartiere abitata da figure anziane spesso lasciate ai margini, nella società come sullo schermo. Proprio questo aspetto, hanno spiegato i giurati, rende il film adatto al pubblico giovane di oggi: non una lezione, ma un incontro con un mondo vicino eppure spesso invisibile. Una scelta, dunque, che guarda sia al valore cinematografico sia alla dimensione civile del racconto.

Il percorso tra David di Donatello, Globi d’oro e Locarno

Prima del premio in Germania, Gioia mia era già emerso come una delle rivelazioni degli ultimi David di Donatello, dove ha ottenuto il riconoscimento per il miglior esordio e ha portato attenzione sulla prova di Aurora Quattrocchi. L’attrice, volto di grande esperienza del cinema e del teatro siciliano, è stata indicata tra i punti di forza del film per una presenza scenica misurata, asciutta, molto aderente al tono della storia.

Il titolo aveva inoltre ricevuto premi ai Globi d’oro e si era fatto notare alla sua prima apparizione al Festival di Locarno, tappa che ha contribuito a inserirlo in un circuito più ampio. Da lì, come spesso accade per i film italiani più fragili sul piano industriale ma solidi sul piano autoriale, è cominciato un viaggio fatto di selezioni, sale, incontri con il pubblico. Non un percorso rapido. Piuttosto, una crescita graduale.

Cinecittà: “Un debutto italiano che parla al pubblico internazionale”

“Siamo felici che un’opera di debutto italiana si imponga in un festival importante”, ha dichiarato Manuela Cacciamani, amministratrice delegata di Cinecittà. Cacciamani ha ricordato che Gioia mia aveva già sorpreso a Locarno, dove era stato accompagnato dalle selezioni curate da Cinecittà-Filmitalia, e che da quel passaggio “è partito un viaggio magnifico”.

Per l’ad di Cinecittà, riconoscimenti come quello ottenuto al Filmfest di Monaco raccontano “il talento del nostro cinema e la sua capacità di raggiungere pubblici internazionali”. Parole che fotografano bene il momento del film di Margherita Spampinato: un’opera prima nata in Italia, radicata in un luogo e in un gruppo di donne, che riesce però a farsi capire anche altrove. In sala, lontano da casa, è forse questo il segnale più concreto.

Change privacy settings
×
Change privacy settings
×