MUSICA

Lazza, Rondodasosa ed Emis Killa si schierano con Mario Roggero

Vetrina rotta e saracinesca abbassata di una gioielleria transennata, con due agenti di spalle in strada Davanti a una gioielleria transennata, due agenti parlano mentre la vetrina danneggiata richiama il caso Roggero e il dibattito sulla legittima difesa.

Lazza, Rondodasosa ed Emis Killa sono intervenuti tra ieri e oggi sui social in difesa di Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane, in provincia di Cuneo, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria del 28 aprile 2021. Il caso, già al centro di un lungo dibattito sulla legittima difesa, è tornato a dividere l’opinione pubblica dopo la sentenza e dopo il video pubblicato dallo stesso Roggero, nel quale l’uomo ha annunciato l’intenzione di costituirsi e ha chiesto una legge “contro le ingiustizie e contro la criminalità sempre più dilagante”.

La condanna definitiva a Mario Roggero e il caso di Gallo di Grinzane

La vicenda nasce il 28 aprile 2021, quando tre uomini entrarono nella gioielleria Roggero di Gallo di Grinzane armati, secondo le ricostruzioni processuali, di pistole finte e coltelli. Dopo la rapina, il gioielliere li inseguì fuori dal negozio e sparò con una pistola: morirono Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, mentre il terzo rapinatore, Alessandro Modica, rimase ferito.

La sentenza, arrivata in via definitiva, ha escluso l’applicazione della legittima difesa, prevista dall’articolo 52 del Codice penale. Per i giudici, Roggero non stava più respingendo un’aggressione in corso: i rapinatori, in quel momento, stavano cercando di allontanarsi in auto. Un passaggio decisivo, questo, che ha pesato sulla qualificazione dei fatti e sulla pena di 14 anni e 9 mesi di reclusione.

Il video del gioielliere prima di costituirsi

Dopo la decisione della magistratura, Mario Roggero ha pubblicato un video sui social in cui ha parlato con tono fermo, rivolgendosi a chi lo ha sostenuto in questi anni. “Mi sto per costituire”, ha detto, chiedendo poi di “portare avanti una legge che sia veramente contro le ingiustizie e contro la criminalità sempre più dilagante”. Poche parole, ma sufficienti a riaccendere una discussione mai davvero chiusa.

Nel filmato, girato in un contesto semplice e senza apparati formali, Roggero ha insistito sul tema della sicurezza e sul sentimento di abbandono avvertito da una parte dei commercianti. Non ha ricostruito nei dettagli la rapina né la sparatoria, già esaminate nelle aule di tribunale, ma ha affidato ai social un appello politico e personale. Solo allora, sotto il post, sono arrivati centinaia di commenti, tra messaggi di vicinanza e critiche dure alla sua condotta.

L’intervento dei rapper: Emis Killa, Lazza e Rondodasosa

Tra le reazioni più visibili ci sono state quelle di alcuni nomi noti della scena rap italiana. Emis Killa ha commentato il video scrivendo: “Paese barzelletta. Sei grande. Tanta solidarietà”. Un messaggio diretto, senza giri di parole, che ha raccolto consensi e contestazioni nel giro di poche ore. Tra i “like” al post è comparso anche quello di Shiva, altro artista seguito da un pubblico molto giovane.

Più articolata la posizione di Rondodasosa, che nei commenti ha scritto “Tieni duro” e “gangsta”, e poi nelle storie Instagram ha aggiunto: “Introducete la legittima difesa”. Nel feed, il rapper ha pubblicato una foto di Mario Roggero con la scritta “Grazia subito” e un testo di accompagnamento: “Questo uomo non merita tutto questo! Libero Mario Roggero”. Anche Lazza è intervenuto con una storia su Instagram, limitandosi a una frase breve: “2 palle come una casa”.

Le prese di posizione degli artisti hanno spostato il caso dal piano giudiziario a quello della conversazione pubblica, soprattutto sui social. Non è la prima volta che figure del mondo musicale intervengono su temi di cronaca e giustizia, ma qui il terreno è scivoloso: da una parte la richiesta di sicurezza, dall’altra una sentenza definitiva che ha stabilito limiti precisi all’uso delle armi.

Il nodo della legittima difesa e il dibattito pubblico

Il punto centrale resta la legittima difesa. La normativa italiana consente di reagire a un’aggressione quando esiste un pericolo attuale e proporzionato, ma nel caso di Roggero i giudici hanno ritenuto che quella condizione non fosse più presente al momento degli spari. I rapinatori, secondo quanto emerso nel processo, erano ormai fuori dalla gioielleria e stavano tentando la fuga.

È su questa distinzione — difendersi durante l’assalto o colpire mentre i responsabili si allontanano — che si è costruita la decisione dei tribunali. Per una parte dell’opinione pubblica, il gioielliere resta un uomo segnato da una rapina e da anni di paura. Per altri, invece, la condanna ribadisce un principio di fondo: la reazione armata non può trasformarsi in una punizione privata.

La discussione, ora, prosegue fuori dalle aule. I commenti di Lazza, Emis Killa e Rondodasosa hanno dato nuova visibilità al caso, intercettando un sentimento diffuso in alcuni settori del pubblico, soprattutto tra chi percepisce la criminalità come una minaccia quotidiana. Ma la vicenda di Gallo di Grinzane, al di là degli slogan e delle frasi da social, resta prima di tutto un fatto giudiziario: due persone morte, una ferita, un commerciante condannato in via definitiva e un Paese che continua a dividersi sul confine tra difesa e vendetta.

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