CINEMA E TV

L’Odissea di Christopher Nolan promette un trionfo visivo sui grandi schermi

Cavallo di legno abbandonato sulla spiaggia, con scudi rotti e navi all’orizzonte sotto un cielo grigio Un cavallo di legno sulla riva evoca l’ombra di Troia e l’inizio del viaggio nell’Odissea portata al cinema.

Christopher Nolan porta L’Odissea di Omero al cinema da giovedì 16 luglio, distribuita da Universal, con un film di quasi tre ore che rilegge il viaggio di Ulisse tra mito, guerra e ritorno a casa, puntando su grande formato, cast internazionale e una fedeltà emotiva al testo antico più che su una semplice rilettura hollywoodiana.

L’Odissea di Christopher Nolan arriva in sala con Universal

C’era attesa, molta, attorno alla nuova prova di Christopher Nolan, e non solo per il peso del titolo: L’Odissea, la “madre” di tante narrazioni occidentali, arriva in sala con l’ambizione dichiarata di trasformare il poema di Omero in un’esperienza cinematografica totale. Il film, secondo quanto comunicato dalla produzione, dura quasi tre ore ed è il primo lungometraggio girato interamente in Imax su pellicola 70 mm, una scelta tecnica che Nolan difende da anni e che qui sembra diventare parte del racconto.

L’avvio, con il cavallo di legno abbandonato sul bagnasciuga, mette subito lo spettatore dentro un mondo sospeso tra rovina e leggenda. Non è solo una scena di apertura: è un’immagine che riporta alla guerra di Troia, al silenzio dopo la distruzione, a quel momento in cui il mito smette di essere racconto scolastico e torna materia viva. Poi arriva Polifemo, con l’occhio verticale e il corpo enorme, una creatura che Nolan filma senza attenuarne la ferocia. In sala, pare di sentire il respiro trattenuto.

Ulisse, la guerra e la legge sacra dell’ospitalità

Al centro del film resta Ulisse, interpretato da Matt Damon, uomo d’ingegno ma anche reduce, sovrano lontano da casa e prigioniero di ciò che ha visto. Nolan lavora su tre nuclei forti del poema: la xenía, cioè la legge dell’ospitalità garantita da Zeus Xenios, il trauma della guerra e il tema dei morti senza sepoltura. Non sono dettagli eruditi. Sono, piuttosto, il modo in cui il regista tiene insieme l’antico e il presente.

La legge di Zeus obbliga il padrone di casa ad accogliere lo straniero, offrirgli cibo, acqua, un letto e protezione; all’ospite, però, chiede rispetto e misura. In questa tensione si muove buona parte del racconto, tra approdi, inganni e case violate. Ulisse non è soltanto l’eroe che vuole tornare a Itaca: è un uomo che attraversa un mondo in cui accoglienza e abuso, pietà e vendetta, stanno spesso nello stesso gesto. E Nolan, qui, non forza troppo la mano.

C’è poi il tema del disturbo da stress post-traumatico, una lettura già discussa da studiosi e ripresa dal film attraverso le immagini della presa di Troia. Le violenze, gli abusi, i corpi lasciati indietro diventano il peso che rallenta il ritorno. In un dialogo con Penelope, interpretata da Anne Hathaway, Ulisse parla dei “tempi bui del presente ancora da superare”: una frase semplice, quasi spoglia, che sposta il mito dentro una ferita ancora aperta.

Musiche, immagini e cast: da Matt Damon a Zendaya

La dimensione visiva di L’Odissea è sostenuta anche dalla partitura di Ludwig Göransson, compositore premiato con tre Oscar, che per il film ha registrato 35 gong di bronzo di diverse dimensioni. Il risultato, stando alle prime descrizioni, è un suono secco, ripetuto, fisico, usato come base per le battaglie e per i passaggi più cupi del viaggio. Non accompagna soltanto le immagini: le spinge, a tratti le incalza.

Il cast è uno dei punti più evidenti dell’operazione. Accanto a Matt Damon e Anne Hathaway, ci sono Tom Holland nel ruolo di Telemaco, Robert Pattinson in quello di Antinoo, pretendente ostile e insinuante, e Lupita Nyong’o nel doppio ruolo di Elena di Troia e Clitennestra. Compaiono anche Samantha Norton nei panni di una Circe dal registro più oscuro, Zendaya come Atena e Charlize Theron nel ruolo di Calipso, la ninfa che trattiene Ulisse sull’isola di Ogigia per sette anni.

Il film non rinuncia alla scala ampia, ma sembra trovare i momenti più forti quando rallenta: un volto sporco di sabbia, una sala muta, una mano che non osa toccare un morto. Proprio il motivo degli insepolti, centrale nella cultura greca, torna come una sorta di debito morale. Senza riti funebri, l’anima resta esclusa dal mondo dei morti; nel film, questa condizione diventa anche una metafora delle responsabilità lasciate dalla guerra. Una colpa che non si chiude con la vittoria.

Prime recensioni Usa e attesa per il debutto al botteghino

Negli Stati Uniti, le prime recensioni professionali sono in larga parte favorevoli. Alcuni critici hanno parlato di “trionfo cinematografico” e di “capolavoro visivo”, indicando L’Odissea tra i possibili protagonisti della prossima stagione dei premi Oscar. Altri, con toni più cauti, hanno segnalato dialoghi molto moderni, un impianto monumentale e diverse libertà rispetto alla tradizione antica. La discussione, in fondo, era prevedibile: ogni ritorno a Omero porta con sé una battaglia sull’interpretazione.

Sul piano industriale, il progetto è tra i più ambiziosi della carriera di Christopher Nolan. Il budget indicato è di circa 250 milioni di dollari, il più alto per il regista, mentre le stime per il debutto in Nord America oscillano tra 90 e 100 milioni di dollari. Numeri pesanti, da grande produzione, ma la vera scommessa è un’altra: convincere il pubblico che un classico antico, raccontato senza ridurlo a puro intrattenimento, possa ancora parlare a chi entra in sala oggi.

Nolan, a giudicare dalle prime reazioni, non ha cercato una versione addomesticata del poema. Ha scelto il ritorno, la perdita, la memoria della guerra. E in mezzo, naturalmente, Ulisse: l’uomo che vuole tornare a casa, ma prima deve capire cosa resta di lui dopo il viaggio.

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