MUSICA

Roger Waters rilancia la teoria complottista sulla demolizione controllata delle Torri Gemelle

Uomo visto di spalle al desk guarda un’intervista sfocata su laptop, con ritagli di giornale e foto delle Torri Gemelle Un giornalista segue un’intervista online mentre consulta documenti e ritagli sull’11 settembre e sulle Torri Gemelle.

Roger Waters, ex bassista dei Pink Floyd, è tornato a rilanciare nelle ultime ore, durante un’intervista al talk Pier Morgan Uncensored su YouTube, la teoria della demolizione controllata delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, collegandola al ricorso legale promosso nel Regno Unito da Matt Campbell, fratello di una vittima britannica dell’attentato.

Roger Waters e le nuove dichiarazioni sull’11 settembre

Nel corso del programma condotto dal giornalista britannico Piers Morgan, Roger Waters ha sostenuto che il crollo degli edifici 1, 2 e 7 del World Trade Center non sarebbe stato provocato dagli aerei e dagli incendi, ma da una demolizione controllata. Una posizione già circolata per anni negli ambienti complottisti e più volte respinta dalle indagini ufficiali condotte negli Stati Uniti.

Waters, 82 anni, ha collegato la vicenda alle conseguenze politiche e militari degli attentati, dalla guerra al terrore alle operazioni americane in Medio Oriente. “Quello che è successo l’11 settembre riguarda tutti noi”, ha detto, secondo quanto riportato dall’intervista, insistendo sul fatto che da quel giorno “sono cambiate molte cose”. Morgan, in studio, lo ha incalzato più volte. Il musicista, però, non ha arretrato.

La teoria della demolizione controllata e le indagini ufficiali

Secondo Waters, “migliaia di architetti e fisici” avrebbero messo in dubbio la versione ufficiale già nelle settimane successive agli attacchi. Il riferimento è a gruppi e associazioni che da anni contestano le conclusioni delle autorità americane, sostenendo che il cedimento delle strutture del World Trade Center sarebbe compatibile con l’uso di esplosivi.

Le ricostruzioni ufficiali, tuttavia, vanno in un’altra direzione. Il Nist, il National Institute of Standards and Technology degli Stati Uniti, ha attribuito il crollo delle Torri Gemelle all’impatto degli aerei dirottati da al Qaeda e agli incendi che seguirono, capaci di indebolire in modo decisivo le strutture portanti. Per il World Trade Center 7, edificio non colpito dagli aerei, il rapporto del 2008 indicò come causa principale gli incendi prolungati e il cedimento di elementi strutturali interni. Nessuna inchiesta ufficiale ha trovato prove dell’uso di esplosivi.

Waters, durante il confronto, ha ammesso di non sapere chi avrebbe organizzato l’ipotetica demolizione. Ha evocato, senza fornire elementi verificabili, possibili responsabilità interne agli apparati statunitensi, compresa la Cia o il governo americano. “Non so chi ci sia dietro”, ha spiegato, “ma credo che quegli edifici siano stati distrutti in quel modo”. Morgan gli ha risposto di non condividere la tesi. Lo scambio, a tratti teso, ha riacceso una discussione che sembrava confinata ai margini del dibattito pubblico.

Il caso di Matt Campbell e la richiesta di una nuova inchiesta

A riportare il tema al centro dell’intervista è stata la vicenda di Matt Campbell, fratello di Geoff Campbell, cittadino britannico morto l’11 settembre nella Torre Nord. Geoff aveva 31 anni e si trovava al 106esimo piano per partecipare a una conferenza quando il volo American Airlines 11 colpì l’edificio, alle 8.46 del mattino di New York.

La famiglia Campbell contesta da tempo la completezza delle indagini sul crollo e chiede una nuova inchiesta nel Regno Unito. Nel gennaio 2024 il Procuratore generale per l’Inghilterra e il Galles ha respinto la richiesta di riaprire il caso, sostenendo che i fatti fossero già stati accertati. Matt Campbell, ospite insieme a Waters da Morgan, ha spiegato di aver presentato ricorso alla Corte Suprema del Regno Unito e di aver avviato una raccolta fondi per sostenere le spese legali.

Waters ha confermato di aver contribuito economicamente all’iniziativa. “Se ci fosse una nuova inchiesta, sarebbe un passo”, ha lasciato intendere il musicista, pur dicendosi scettico sulla possibilità che anche negli Stati Uniti venga riaperto un procedimento simile. La decisione della Corte britannica, se favorevole alla famiglia Campbell, potrebbe aprire la strada a nuovi accertamenti nel Regno Unito. Non cambierebbe, da sola, le conclusioni delle autorità americane.

Le polemiche attorno all’ex Pink Floyd

Le parole di Roger Waters si inseriscono in una lunga serie di controversie che negli ultimi anni hanno accompagnato l’ex Pink Floyd, spesso criticato per le sue posizioni politiche su Stati Uniti, Israele, Ucraina e politica internazionale. Anche questa volta, la reazione è stata rapida: da un lato chi lo difende come voce fuori dal coro, dall’altro chi lo accusa di alimentare teorie prive di riscontri.

Il punto, sul piano dei fatti, resta netto. Gli attentati dell’11 settembre 2001 causarono quasi 3 mila morti e furono rivendicati e attribuiti ad al Qaeda, guidata allora da Osama bin Laden. Le indagini statunitensi, compreso il lavoro della Commissione sull’11 settembre, hanno ricostruito la pianificazione dell’attacco, i dirottamenti e il collasso degli edifici. Le ipotesi sulla demolizione controllata, pur diffuse online da quasi venticinque anni, non hanno trovato conferme nelle sedi investigative ufficiali.

Waters, davanti a Morgan, ha chiuso ribadendo la propria convinzione: secondo lui, “chiunque abbia un minimo di testa” non può credere che gli edifici siano crollati per gli incendi. Una frase destinata a far discutere ancora. Ma, al momento, resta una tesi personale, non sostenuta da prove riconosciute dalle autorità che hanno indagato sugli attentati.

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