Fabio Testi, attore veronese che il 2 agosto compirà 85 anni, è arrivato in questi giorni all’Ischia Global Festival per accompagnare la proiezione speciale de “Il Giardino dei Finzi Contini”, nell’omaggio a Vittorio De Sica promosso da Pascal Vicedomini, e da lì ha intrecciato ricordi di cinema, vita privata e una dura riflessione sul presente, dalle sale italiane alla guerra a Gaza.
Fabio Testi a Ischia per l’omaggio a Vittorio De Sica
All’Ischia Global Festival, tra incontri, proiezioni e conversazioni a bordo palco, Fabio Testi si presenta con il passo di chi ha attraversato decenni di set senza perdere il gusto della battuta. “Quanti anni mi sento? Venti”, ha scherzato l’attore, che festeggerà gli 85 anni nella sua tenuta in Veneto, insieme a figli e nipoti, in una proprietà dove oggi produce e vende anche energia solare. Poi, con una pausa breve, ha aggiunto: “O meglio, non sono cambiato da allora”.
Il motivo della sua presenza sull’isola è legato alla proiezione speciale de “Il Giardino dei Finzi Contini”, film di Vittorio De Sica premiato con l’Oscar al miglior film straniero nel 1972. Per Testi, quel titolo resta uno dei passaggi centrali di una carriera costruita tra cinema d’autore, produzioni internazionali e un’immagine pubblica da ultimo divo italiano, fatta di bellezza, carisma e una certa ruvida franchezza veneta. “Ringrazio il padreterno e la genetica”, ha confidato, senza cercare giri di parole.
I ricordi dei set, da Squitieri a Patroni Griffi
Nel racconto di Fabio Testi tornano i nomi di registi e compagni di strada, da Pasquale Squitieri a Giuseppe Patroni Griffi, amici prima ancora che autori incontrati sul lavoro. “Noi veneti abbiamo una vena napoletana, siamo aperti”, ha detto l’attore, spiegando così quella facilità di rapporto che, a suo dire, lo ha accompagnato anche nella vita privata. Un inciso, quasi un’autobiografia in poche parole.
Inevitabile, parlando di lui, il tema delle partner amate sul set e fuori. Testi non si sottrae, ma tiene il punto su una linea più riservata: oggi, ha spiegato, vive una relazione privata, lontana dai riflettori. “Sono sempre andato d’accordo con tutte”, ha ammesso, prima di spostare l’attenzione su due colleghe che cita con rispetto: Paola Quattrini e Rita Pavone, delle quali ha voluto ricordare soprattutto il talento. Non il gossip, dunque. O almeno non solo quello.
La critica al cinema italiano e al peso degli Stati Uniti
Dai ricordi, il discorso si è fatto più netto. Fabio Testi ha criticato il ruolo del cinema americano nel mercato italiano, sostenendo che Hollywood abbia occupato spazi decisivi nelle sale e in televisione. “Il cinema americano si è impossessato del cinema italiano, delle sale italiane, della televisione”, ha detto, usando toni duri e rivendicando la necessità di difendere la produzione nazionale. Una posizione che l’attore porta avanti da tempo, con accenti da militante della cultura.
Testi ha citato anche il confronto con la Francia, dove – secondo lui – la tutela del cinema nazionale resta più forte rispetto all’Italia. “Dobbiamo salvare la nostra cultura, la nostra tradizione”, ha insistito, ricordando di aver lavorato con registi giovani e di aver partecipato a un film passato in concorso a Berlino ma mai distribuito nelle sale italiane. Per l’attore, il punto non è rifiutare i film statunitensi, che definisce anche “stupendi”, ma evitare che diventino l’unica offerta disponibile. “Noi attori abbiamo il dovere di ribellarci”, ha spiegato, “e usare l’arma della parola”.
Guerre, Gaza e il ruolo dell’arte secondo Testi
Nel passaggio più politico dell’incontro, Fabio Testi ha parlato delle guerre in corso e della situazione a Gaza, collegando il tema degli armamenti alla fragilità dei servizi pubblici. “Stiamo spendendo miliardi in armamenti e non abbiamo la possibilità di avere un ospedale”, ha detto, con un tono più basso rispetto alle battute iniziali. Ha poi ricordato una sua protesta alla Mostra del Cinema di Venezia, quando si presentò con un cartello per denunciare la morte dei bambini palestinesi: sulle cifre citate dall’attore non esiste, al momento, una verifica indipendente univoca, mentre le stime sulle vittime nella Striscia variano a seconda delle fonti e delle autorità che le diffondono.
Il punto, per Testi, resta morale prima ancora che politico. “I miei nipotini, quando incontreranno un palestinese, non dovranno sentirsi dire: il nonno non ha fatto niente”, ha spiegato. L’attore ha richiamato la propria formazione salesiana e una cultura veneta tradizionale, fondata su “patria e famiglia”, parole che oggi sente più fragili, quasi svuotate. Eppure, nella sua lettura, l’arte può ancora aprire uno spazio: “Deve unire l’ebreo e il palestinese, metterli in condizione di parlare”. Perché, ha concluso, “la conoscenza ti fa amare le persone, non odiarle”.
