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Wavves e Say Anything stappano l’album collaborativo Cherry Soda

Due musicisti in sala prove con chitarre elettriche, quaderno di appunti e bottiglia di soda rossa in primo piano Sessione di scrittura in sala prove, con chitarre e soda alla ciliegia in primo piano, nel mood pop-punk/emo di Cherry Soda.

I Wavves e i Say Anything pubblicheranno il 18 settembre il nuovo album collaborativo Cherry Soda, in uscita per I Surrender, un progetto nato dall’incontro tra Nathan Williams e Max Bemis per mescolare pop-punk costiero, emo anni Duemila e scrittura diretta, come annunciato insieme al primo singolo Deathx1k.

Wavves e Say Anything insieme per Cherry Soda

La notizia arriva con un titolo semplice, quasi da bibita presa al distributore fuori da un centro commerciale: Cherry Soda. Il disco mette nello stesso studio Nathan Williams, voce e mente dei Wavves, e Max Bemis, frontman dei Say Anything, due autori che hanno attraversato il pop-punk americano da traiettorie diverse ma non così lontane, almeno nelle intenzioni.

L’album, prodotto da Aaron Rubin, conterrà 10 brani ed è stato scritto interamente da Williams e Bemis. L’uscita è fissata per il 18 settembre tramite I Surrender, etichetta legata da anni alla scena alternative e pop-punk statunitense. Non si tratta, almeno dalle prime indicazioni, di una semplice ospitata incrociata: i due hanno costruito un progetto comune, canzone dopo canzone.

Williams ha spiegato in una nota che l’idea è nata dopo aver riascoltato il catalogo di Bemis, restando colpito dalla varietà della sua scrittura. «Volevo capire come sarebbe suonato un disco emo dei Wavves dei primi anni Duemila», ha detto. Poi la formula, diretta: «L’idea era fare un mall emo record». Un disco da corridoi illuminati al neon, insomma. Ma con chitarre sporche.

Deathx1k, il primo singolo con video in stop-motion

Ad accompagnare l’annuncio è arrivato Deathx1k, primo singolo estratto da Cherry Soda. Il brano è stato presentato insieme a un video in stop-motion diretto da Jelly Eyes, costruito con versioni in claymation di Williams, Bemis e di altri personaggi, piccoli animali compresi, impegnati in situazioni sopra le righe e volutamente sgangherate.

Il tono del video sembra giocare con l’immaginario delle band alternative cresciute tra skateboard, camerette disordinate e clip girate con budget contenuti ma idee molto riconoscibili. La scelta della claymation, tecnica artigianale e un po’ ruvida, si lega bene alla natura del progetto: non un’operazione patinata, piuttosto un incontro tra due linguaggi che si sporcano a vicenda.

Nel comunicato, Bemis ha raccontato che il lavoro è nato anche da una forma di scambio personale. «Abbiamo scritto un po’ pensando alle rispettive situazioni», ha spiegato. «Siamo persone molto diverse, ma andiamo molto d’accordo. Come autori, ci siamo spinti oltre». Una frase da studio, certo, ma anche il segnale di un equilibrio cercato più che imposto.

Nathan Williams più emo, Max Bemis più Wavves

Il punto interessante di Cherry Soda sembra stare proprio nello scambio di identità. Bemis lo ha descritto così: Williams sarebbe diventato «più emo», mentre lui si sarebbe fatto «più Wavves-y», più vicino cioè a quel surf-punk nervoso e scanzonato che ha definito una parte importante del percorso dei Wavves. Un gioco di specchi, ma senza troppa teoria.

«Penso che abbiamo tirato fuori cose che non sono le più evidenti l’uno nell’altro», ha confidato il frontman dei Say Anything. Poi, con una battuta affettuosa, ha aggiunto: «Magari canto cose che sembrano un po’ cupe, ma quello è un po’ tutto il personaggio di Nate, anche se in realtà è un ragazzo molto dolce e sensibile». Dettaglio piccolo, però utile: racconta il clima di un lavoro nato più da curiosità che da calcolo.

Per Williams, il riferimento al pop-punk emo dei primi anni Duemila non è casuale. È un territorio che ha segnato una generazione di ascoltatori, tra ritornelli immediati, confessioni sentimentali e distorsioni tenute insieme con pochi filtri. I Wavves, dal canto loro, avevano già portato quella malinconia dentro un suono più solare e abrasivo, basti pensare a King of the Beach, disco surf-punk spesso citato tra i lavori più rappresentativi del 2010.

La tracklist di Cherry Soda e le attese dei fan

La tracklist di Cherry Soda comprende dieci brani: Keep What Hurts, Deathx1k, Gone Away, So Low, Still Alive, Cherry Soda, Sell You Hope, Litterbug, Pretend Again e Pinesol. Titoli brevi, quasi tutti asciutti, che suggeriscono un disco costruito su immagini immediate e contrasti emotivi.

Per ora, oltre a Deathx1k, non sono stati diffusi altri estratti né dettagli su eventuali date dal vivo legate al progetto. La collaborazione, però, ha già un profilo chiaro: due autori con fanbase diverse ma comunicanti, una produzione affidata ad Aaron Rubin e un immaginario che guarda al passato senza trasformarlo in nostalgia pura. Qui il rischio era fare solo una cartolina del 2003. L’obiettivo, almeno nelle parole dei protagonisti, sembra un altro.

Il 18 settembre, quando Cherry Soda arriverà su piattaforme e nei formati annunciati dall’etichetta, si capirà quanto l’incontro tra Wavves e Say Anything sia rimasto esperimento laterale o abbia trovato una forma propria. Intanto il primo assaggio, tra chitarre, ironia e pupazzi di plastilina, indica una direzione precisa: meno posa, più canzoni. E un po’ di disordine lasciato sul pavimento.

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