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Marina Herlop annuncia il nuovo album Dja Dja

Musicista di spalle in home studio con laptop, tastiera MIDI, microfono e appunti, con piccoli gong sullo sfondo Una musicista al lavoro in uno studio domestico tra elettronica e percussioni, immagine che richiama il nuovo progetto di Marina Herlop.

La compositrice catalana Marina Herlop pubblicherà il 9 ottobre 2026 il nuovo album “Dja Dja”, seguito di “Nekkuja” del 2023, in autoproduzione, con un lavoro nato tra registrazioni domestiche e un viaggio a Bali per intrecciare la sua ricerca vocale ed elettronica con il suono del gamelan locale.

Marina Herlop annuncia “Dja Dja”, il nuovo album in uscita il 9 ottobre

Con “Dja Dja”, Marina Herlop torna a muoversi in quel territorio mobile in cui formazione classica, sperimentazione elettronica e voce trattata si toccano senza mai fissarsi davvero. L’album, che uscirà il 9 ottobre, sarà pubblicato direttamente dall’artista, una scelta coerente con un percorso spesso laterale rispetto alle logiche più rigide dell’industria discografica. Il disco arriva dopo “Nekkuja”, uscito nel 2023, e dopo la crescente attenzione internazionale raccolta dalla musicista catalana con una scrittura capace di sembrare, a tratti, costruita per incastri e deviazioni improvvise.

Il primo brano diffuso dal progetto è “Jaque”, già disponibile all’ascolto. Non è un singolo pensato per spiegare tutto, piuttosto un ingresso parziale nel mondo del disco: frammenti vocali, tensioni ritmiche, pause nette. Herlop, secondo i materiali stampa che accompagnano l’annuncio, ha descritto il lavoro come “un gigantesco sudoku”, immagine piuttosto chiara per raccontare una musica fatta di combinazioni, prove, errori e soluzioni trovate solo dopo molte deviazioni. Una geometria inquieta, insomma. Ma viva.

Il viaggio dell’eroe come traccia narrativa del disco

Alla base di “Dja Dja” c’è il riferimento al “viaggio dell’eroe”, lo schema narrativo reso popolare da Joseph Campbell nel libro “L’eroe dai mille volti”. Non si tratta, almeno da quanto emerge finora, di un concept album lineare o illustrativo. Piuttosto, Herlop sembra usare quella struttura come una mappa emotiva: partenza, attraversamento, perdita, trasformazione, ritorno. Passaggi noti, ma riletti con un linguaggio sonoro obliquo.

La compositrice ha registrato gran parte del disco nella propria casa, un dettaglio che dice molto sul metodo: ambiente raccolto, tempi dilatati, controllo quasi artigianale del materiale. Solo in un secondo momento è arrivato il viaggio a Bali, dove Herlop ha registrato musicisti locali impegnati con il gamelan, l’ensemble tradizionale indonesiano basato su metallofoni, gong e percussioni accordate. L’inserimento di questi suoni, se trattato con la cura che caratterizza i suoi lavori precedenti, potrebbe aprire una zona nuova nel suo catalogo. Non un semplice colore esotico, ma un elemento strutturale. Almeno questa è la direzione suggerita dalle prime informazioni.

Da “Nekkuja” a “Jaque”, una scrittura tra disciplina e caos

Il percorso di Marina Herlop si è spesso nutrito di una tensione evidente: da una parte la disciplina della formazione classica, dall’altra una spinta a deformare melodie, sillabe e architetture ritmiche. Già nei lavori precedenti, e in modo marcato con “Nekkuja”, la musicista aveva costruito brani in cui la voce non funzionava solo come veicolo di testo, ma come strumento fisico, elastico, a volte quasi percussivo. In “Jaque”, questa linea sembra proseguire con un passo deciso, anche se il brano va considerato soltanto come una prima tessera.

Il titolo stesso, “Jaque”, richiama la mossa degli scacchi, la minaccia che obbliga a rispondere. Un’immagine che si lega bene all’idea del disco-sudoku evocata dall’artista: musica come problema da risolvere, ma anche come gioco di pressioni e uscite laterali. Herlop non ha mai cercato la forma canzone nel senso più tradizionale, e anche qui sembra preferire un’organizzazione per scarti, raddoppi, movimenti vocali che cambiano direzione mentre l’ascoltatore prova a seguirli. Eppure, dentro questa complessità, resta una componente molto fisica. Si sente il respiro, prima ancora della costruzione.

La tracklist completa di “Dja Dja”

La scaletta di “Dja Dja” comprende 15 brani e alterna titoli in spagnolo, inglese, catalano implicito nelle sonorità, riferimenti mitologici e segni grafici che allargano il campo immaginativo del progetto. L’apertura è affidata a “Flor de los Precipicios”, seguita da “Heladas” e “As Meigas”. Al quarto posto compare “Vas Volant”, con la partecipazione di Adri Goor, poi arrivano “ツラ”, “Lilit”, “Siete Mares” e il singolo “Jaque”.

La seconda parte del disco prosegue con “Los Dos Lobos”, “You’ve Lost Your Muchness”, “Hay Ángeles”, “Average Evil”, “Thálassa!”, “Bliss” e “Muy Heladas”, chiusura che richiama uno dei titoli iniziali come una variazione o un ritorno. Anche qui, il legame con il viaggio dell’eroe appare plausibile: una partenza, una serie di prove, poi un approdo non identico al punto di origine. Per capire quanto questa architettura regga davvero, bisognerà attendere l’ascolto completo del 9 ottobre. Intanto, Marina Herlop ha aperto la porta. E l’ha fatto nel suo modo: con un enigma, non con una spiegazione.

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