MUSICA

La Sicilia di Colapesce e Alfio Antico non è una cartolina: il disco che compie 10 anni

La Sicilia di Colapesce e Alfio Antico non è una cartolina: il disco che compie 10 anni A dieci anni dall'uscita, il disco Antico di Colapesce e Alfio Antico torna live a Milano: tradizione siciliana e sintesi contemporanea senza compromessi.

Dieci anni fa, un percussionista di tradizione orale siciliana entrava in studio con due produttori più giovani di lui e ne usciva con un disco che non assomigliava a nulla di quello che la scena italiana stava facendo nel 2016. Quel disco si chiamava Antico, e i tre artefici erano Alfio Antico, Lorenzo Urciullo — in arte Colapesce — e Mario Conte. A distanza di un decennio, il progetto torna a farsi sentire: il 31 marzo 2026, i tre si sono ritrovati sul palco di Voce Triennale a Milano per una performance live che ha riportato Antico al centro dell’attenzione, confermando che certi lavori non invecchiano — o meglio, invecchiano esattamente come dovrebbero.

Un incontro improbabile che ha prodotto qualcosa di necessario

Quando Antico uscì nel 2016 per Origine-Believe Digital, Alfio Antico era già una figura consolidata nel panorama della musica popolare siciliana. Il suo precedente album, Guten Morgen, risaliva al 2011: cinque anni di silenzio discografico, poi questo salto inaspettato verso una produzione contemporanea. Colapesce e Mario Conte non erano i collaboratori ovvi per un percussionista e cantastorie legato alla tradizione del tamburo a cornice — eppure l’incontro ha funzionato proprio perché nessuno dei tre ha cercato di ammorbidire le asperità dell’altro.

Il risultato è un disco che usa la tradizione siciliana non come ornamento folkloristico ma come materia viva: i ritmi del tamburello di Alfio Antico si appoggiano a tessiture sonore moderne, sintetizzatori e arrangiamenti che non cercano di “modernizzare” la radice ma di abitarla da un’angolazione diversa. È una distinzione sottile ma fondamentale — la differenza tra un disco che usa la tradizione come costume e uno che la abita dall’interno.

Colapesce, Alfio Antico e il problema della “sicilianità” da cartolina

Il progetto Colapesce–Alfio Antico ha sempre avuto una postura critica nei confronti della retorica folcloristica. La Sicilia musicale rischia spesso di essere ridotta a un repertorio di immagini rassicuranti: il sole, il mare, i canti contadini come reperto da museo. Antico rifiuta questa logica. La voce di Alfio Antico — ruvida, diretta, priva di qualsiasi compiacenza melodica — è l’elemento che impedisce al disco di scivolare verso la cartolina. Colapesce e Mario Conte, da parte loro, costruiscono uno spazio sonoro che non nega la provenienza geografica e culturale del materiale, ma non ne fa nemmeno un’identità di marca.

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Questo equilibrio è raro, e spiega perché il disco abbia trovato ascolto anche fuori dai circuiti specializzati nella musica tradizionale. Non è un disco per etnomusicologi, anche se gli etnomusicologi possono trovarci molto. Non è nemmeno un disco di elettronica con una spruzzata di world music. È qualcosa di più difficile da etichettare, e questa resistenza alla categorizzazione è probabilmente la sua qualità più duratura.

Il live del 31 marzo 2026 a Milano: “When Traditions meet synthesizers”

La performance a Voce Triennale il 31 marzo 2026 ha inserito Antico in un contesto curatoriale preciso: l’evento When Traditions meet synthesizers, curato da Elasi, ha messo in dialogo esperienze che condividono una tensione simile — quella tra radici orali o tradizionali e strumentazione elettronica contemporanea. È una cornice che valorizza il progetto senza ridurlo a caso studio: Alfio Antico, Colapesce e Mario Conte sul palco insieme non stavano celebrando il passato, stavano dimostrando che quel passato è ancora capace di produrre attrito nel presente.

Il contesto milanese non è casuale. La città ospita da anni un ecosistema di festival e spazi dedicati alla sperimentazione musicale — e Linecheck, che ha documentato la presenza del progetto nel suo archivio artisti, rappresenta uno di questi nodi. Portare Antico in questo circuito significa riconoscere che il disco non è un documento storico ma un interlocutore attivo nella conversazione sulla musica contemporanea italiana.

Cosa significa produrre tradizione: il ruolo di Colapesce e Mario Conte

Dal punto di vista della produzione musicale, Antico è un caso interessante da analizzare. Colapesce, che negli anni successivi avrebbe consolidato la sua presenza nella musica pop italiana, portava nel 2016 una sensibilità produttiva già matura — capace di costruire atmosfere senza sovrastare il materiale di partenza. Mario Conte, compositore e produttore, ha contribuito a definire l’architettura sonora del disco con una coerenza che si percepisce nell’ascolto complessivo più che nei singoli momenti.

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Quello che i due hanno fatto con Alfio Antico è essenzialmente un lavoro di mediazione creativa: non hanno tradotto la tradizione in un linguaggio moderno, ma hanno creato uno spazio in cui i due registri potessero coesistere senza che nessuno dei due dovesse capitolare. È un approccio che richiede una certa fiducia reciproca — e che, quando funziona, produce dischi che non sembrano né nostalgici né artificialmente contemporanei.

Perché certi dischi tornano a circolare dopo dieci anni

Il decennale di Antico solleva una domanda più generale sull’economia della memoria discografica: perché certi lavori tornano a circolare mentre altri scompaiono? Nel caso di questo disco, la risposta ha probabilmente a che fare con la sua posizione eccentrica rispetto alle tendenze dominanti del momento in cui uscì. Non era abbastanza mainstream da essere consumato e dimenticato in fretta, non era abbastanza di nicchia da rimanere confinato in un pubblico specializzato.

Nel 2026, con la crescente attenzione verso le musiche di tradizione orale rielaborate in chiave contemporanea — un filone che attraversa la musica italiana e non solo — Antico si trova in una posizione curiosamente attuale. Non perché abbia anticipato una moda, ma perché le domande che poneva nel 2016 sono ancora aperte: come si abita una tradizione senza imbalsamarla? Come si porta la memoria orale in uno spazio sonoro elettronico senza snaturarla? Alfio Antico, Colapesce e Mario Conte non avevano una risposta definitiva allora. Non ce l’hanno nemmeno adesso — e questo, probabilmente, è il motivo per cui vale ancora la pena ascoltarli.

Per chi volesse approfondire la storia del disco e del suo contesto, la pagina Wikipedia dedicata ad Antico offre un punto di partenza documentato. Ma l’ascolto rimane il modo più diretto per capire perché, a dieci anni di distanza, questo progetto non ha ancora finito di dire quello che aveva da dire.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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