MUSICA

Cesare Cremonini, Amateur: il decimo album

Cesare Cremonini, Amateur: il decimo album Immagine generata con AI

Con Amateur, uscito il 23 ottobre 2026 per EMI/Universal Music, Cesare Cremonini raggiunge un traguardo significativo nella sua carriera: il decimo album di inediti, un numero che pochi artisti del pop italiano riescono a toccare mantenendo una propria identità sonora riconoscibile. Il cesare cremonini amateur album non è semplicemente un altro capitolo discografico, ma — stando alle prime presentazioni pubbliche del progetto — una prova di coraggio che mescola elementi inaspettati, a partire da un suono che abbandona alcune certezze del passato per esplorare territori più sperimentali.

Un decimo album che segna un cambio di rotta sonora

Arrivare al decimo disco di inediti nel mercato musicale italiano contemporaneo non è un fatto banale. Significa aver attraversato cambi di formato, rivoluzioni dello streaming, trasformazioni nei consumi e nei gusti del pubblico, uscendone ogni volta con una propria voce. Cremonini — cantautore bolognese con una storia che affonda le radici nei Lùnapop degli anni Duemila — ha costruito nel tempo una carriera che lo ha portato a riempire stadi e a dominare le classifiche FIMI, pur mantenendo un’attenzione alla scrittura che lo distingue dal pop più commerciale.

Amateur si inserisce in questa traiettoria con una proposta sonora che, secondo quanto emerge dalle prime analisi critiche, integra elementi indie-rock e jazz all’interno di un impianto rock più ampio, con il sassofono come strumento caratterizzante. Non è una scelta scontata per un artista abituato a lavorare su melodie di grande accessibilità: il sassofono porta con sé un’estetica diversa, più adulta, che guarda a certi riferimenti del rock anglosassone degli anni Ottanta e Novanta senza però risultare citazionista.

La prima presentazione live a Londra

Prima ancora dell’uscita ufficiale del disco, Cremonini ha scelto di presentare Amateur al pubblico per la prima volta in un contesto internazionale: Londra. Una scelta che dice qualcosa sulle ambizioni del progetto — o almeno sulla volontà di posizionarlo in un contesto che vada oltre i confini del mercato domestico italiano. La città britannica è da sempre un punto di riferimento per chi vuole testare la propria musica su un pubblico abituato a standard qualitativi elevati e non necessariamente legato alla notorietà pregressa dell’artista.

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Presentare un album in anteprima live — e farlo a Londra — è anche una dichiarazione di metodo: Cremonini sembra voler affermare che questa musica regge il confronto con la dimensione dal vivo prima ancora di essere metabolizzata attraverso le piattaforme di streaming. È un approccio che richiama una certa idea di craft, di artigianato musicale, coerente con il titolo stesso del disco.

La collaborazione con Malika Ayane su «Cose molto piccole»

Tra i dettagli confermati del progetto, spicca la collaborazione con Malika Ayane nel brano Cose molto piccole. Si tratta di un incontro tra due delle voci più interessanti del cantautorato italiano contemporaneo — due artisti che condividono una certa cura per la costruzione melodica e per la qualità degli arrangiamenti, pur provenendo da percorsi estetici differenti.

Malika Ayane ha costruito la propria carriera su un’eleganza sofisticata che mescola pop, jazz e influenze internazionali; la sua presenza in Amateur sembra coerente con la direzione sonora del disco, che — come anticipato — non rinuncia a elementi jazzistici. Cose molto piccole è un titolo che suggerisce una dimensione intima, quasi da camera, in contrasto con la grandiosità che spesso caratterizza i lavori discografici più attesi. È esattamente questo tipo di contrasto — tra il grande e il minuto, tra l’ambizioso e il quotidiano — che può rendere un album memorabile.

Il titolo come manifesto: cosa significa essere «amatori»

La parola amateur — termine francese e inglese entrato nell’uso comune italiano — porta con sé una doppia valenza. Da un lato indica chi pratica qualcosa per puro amore, senza secondi fini commerciali o professionali; dall’altro, nell’accezione più comune, può indicare una certa approssimazione, una mancanza di raffinatezza tecnica. Cremonini gioca evidentemente con questa tensione, rivendicando per sé — e per la sua musica — la dimensione dell’amatorialità come postura etica prima ancora che estetica.

Scegliere questo titolo per il proprio decimo album di inediti — pubblicato da una major come EMI/Universal Music, con alle spalle una carriera di successi misurabili in numeri di streaming e biglietti venduti — è un gesto che richiede una certa dose di autoironia e di coraggio critico. Significa dichiarare che la musica, anche quando diventa professione consolidata, dovrebbe conservare qualcosa dell’entusiasmo disinteressato di chi suona per la prima volta senza sapere dove andrà a parare.

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Questa postura non è nuova nel panorama del rock internazionale — basti pensare a come certi artisti abbiano costruito interi capitoli della propria carriera sul concetto di ritorno alle origini — ma nel contesto del pop italiano mainstream suona comunque come una dichiarazione non banale. Per approfondire il profilo artistico di Cremonini e la sua discografia, RSI Cultura ha dedicato al progetto un’analisi approfondita che inquadra il disco nel percorso complessivo dell’artista.

Il ruolo del sassofono e dell’estetica indie-jazz

Sul piano strettamente musicale, uno degli elementi più caratterizzanti di Amateur è l’uso del sassofono. In un’epoca in cui la produzione pop tende verso suoni sintetici e beat costruiti su campionamenti, scegliere uno strumento acustico con una storia così precisa — legato al jazz, al soul, a certi filoni del rock alternativo — è una scelta che posiziona il disco su un territorio ben definito.

L’integrazione di elementi indie-rock e jazz all’interno di una struttura rock non è tecnicamente semplice: richiede arrangiatori capaci di tenere insieme mondi che hanno logiche compositive diverse, tempi diversi, dinamiche diverse. Il fatto che Cremonini abbia scelto di percorrere questa strada al suo decimo album — e non ai primi, quando ci si può permettere esperimenti che il pubblico perdona più facilmente — suggerisce una maturità progettuale che va oltre la semplice voglia di cambiare pelle.

Per gli studenti e i professionisti della produzione musicale, Amateur offre anche uno spunto di riflessione interessante: come si costruisce un suono coerente quando si mescolano generi con grammatiche così diverse? La risposta, spesso, sta nella scelta degli arrangiatori e nella capacità del produttore di tenere il filo narrativo del disco anche quando i singoli brani si muovono in direzioni diverse.

A tre giorni dall’uscita, Amateur è già un oggetto discografico su cui vale la pena soffermarsi — non solo per chi segue Cremonini da anni, ma per chiunque sia interessato a capire come un artista pop italiano di lungo corso si misuri con la propria eredità senza limitarsi a riprodurla.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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