MUSICA

Spazi che Suonano: l’Atlante dei live club italiani alla Camera dei Deputati

Spazi che Suonano: l'Atlante dei live club italiani alla Camera dei Deputati Presentato il primo censimento nazionale dei live club italiani alla Camera: 118 spazi, 24,8 milioni di euro e l'80% di produzioni dirette. Scopri i dati dello studio.

Il 3 novembre 2026 la Camera dei Deputati ha ospitato la presentazione di Spazi che Suonano – Atlante dei Live Club in Italia, il primo censimento nazionale strutturato dei luoghi di musica dal vivo del paese. Realizzato da KeepOn LIVE e promosso da ARCI e Assomusica, il rapporto fotografa per la prima volta con dati omogenei e comparabili la realtà dei live club italiani — spazi che producono cultura, formano pubblici e sostengono la musica originale, spesso in condizioni di fragilità economica strutturale.

Un atlante per dare voce ai live club italiani

Il titolo scelto — Spazi che Suonano — non è casuale. Suggerisce che i club non sono semplici contenitori, ma soggetti attivi nella produzione culturale musicale. L’obiettivo dichiarato dell’atlante è raccogliere dati strutturati, omogenei e comparabili sugli spazi di musica dal vivo attivi sul territorio italiano: un’operazione che mancava del tutto a livello nazionale e che ora offre per la prima volta una base informativa su cui costruire politiche culturali consapevoli.

Lo studio ha coinvolto 118 live club italiani, un campione significativo che restituisce un quadro inedito di un settore che raramente riesce a parlare con dati alla mano. La scelta di presentare il rapporto alla Camera dei Deputati non è simbolica: è una mossa politica precisa, volta a portare queste realtà all’attenzione del legislatore in un momento in cui le politiche culturali per la musica dal vivo sono ancora frammentate e spesso insufficienti.

118 club, 24,8 milioni di euro e l’80% di produzioni dirette

I numeri emersi dall’atlante raccontano un settore che produce valore economico reale. Il comparto dei live club analizzati genera complessivamente 24,8 milioni di euro — una cifra che, rapportata alla scala dei singoli club, evidenzia quanto ogni spazio operi su margini spesso molto ridotti. Ma il dato forse più rivelatore riguarda la natura delle attività: l’80% degli eventi censiti è frutto di produzioni dirette dei club stessi.

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Questo significa che i live club italiani non sono semplici ospitatori di tournée o promoter passivi: sono produttori culturali a tutti gli effetti, che selezionano artisti, costruiscono cartelloni, assumono rischi economici e formano il gusto musicale del loro territorio. È una funzione che si avvicina molto a quella di un teatro o di un centro culturale, ma che raramente viene riconosciuta — e finanziata — con la stessa logica.

Questa vocazione produttiva ha implicazioni dirette per chi studia o lavora nella musica: i live club rappresentano uno dei principali sbocchi occupazionali per tecnici del suono, booking manager, addetti alla comunicazione e, naturalmente, per gli artisti stessi nelle fasi iniziali di carriera. Un ecosistema che si indebolisce impoverisce l’intera filiera, dalla formazione ai professionisti.

La presentazione alla Camera: Orfini, Mollicone e Daniela Pes

Alla conferenza di presentazione hanno partecipato gli onorevoli Matteo Orfini e Federico Mollicone, entrambi impegnati su temi di politica culturale, insieme alla cantautrice Daniela Pes. La presenza di un’artista accanto ai parlamentari è un segnale preciso: il rapporto non vuole essere solo un documento tecnico, ma uno strumento di dialogo tra chi produce musica, chi gestisce gli spazi e chi ha il potere di legiferare.

Il confronto tra prospettive diverse — quella istituzionale e quella di chi vive il palco — è esattamente il tipo di interlocuzione che ha mancato per anni nelle politiche per la musica dal vivo in Italia. L’atlante prova a colmare questo deficit di comunicazione fornendo un linguaggio comune: i dati.

Cosa manca ancora: il nodo del finanziamento pubblico

Il contesto in cui si inserisce Spazi che Suonano è quello di un settore che in Europa fatica a trovare modelli di sostegno pubblico adeguati, e in Italia in modo particolare. Il rapporto non si limita a censire i club: punta a costruire la base informativa necessaria per aprire una discussione seria sull’accesso ai finanziamenti pubblici, sulla fiscalità e sul riconoscimento giuridico di questi spazi come soggetti culturali.

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La questione del finanziamento pubblico ai live club è centrale in tutta Europa: in molti paesi del Nord e del Centro Europa esistono fondi strutturali dedicati alla musica dal vivo di prossimità, con meccanismi di accesso trasparenti e criteri comparabili. In Italia, il quadro normativo è ancora frammentato tra il Fondo Unico per lo Spettacolo, le normative regionali e i bandi occasionali, senza una visione organica che riconosca i club come infrastruttura culturale permanente.

È proprio qui che un atlante come questo può fare la differenza: senza dati, non c’è politica. E senza politica, i live club italiani continuano a sopravvivere per passione e resistenza, non per sistema.

Il ruolo di KeepOn LIVE, ARCI e Assomusica

KeepOn LIVE è la rete nazionale dei live club indipendenti italiani, nata per aggregare e rappresentare spazi che altrimenti opererebbero in isolamento. ARCI porta la sua rete capillare di circoli culturali e la sua esperienza nella gestione di spazi associativi. Assomusica rappresenta gli organizzatori e i produttori di spettacoli musicali dal vivo. La combinazione di questi tre soggetti garantisce all’atlante una legittimità trasversale: copre il mondo associativo, quello imprenditoriale e quello della produzione indipendente.

Per approfondire la metodologia e consultare i dati del rapporto è possibile fare riferimento alla pagina ufficiale del progetto su KeepOn LIVE, dove sono disponibili le risorse legate all’atlante.

Che Spazi che Suonano riesca a tradursi in azioni concrete dipenderà dalla volontà politica di chi ha ascoltato quella presentazione alla Camera. Ma il fatto che i live club italiani abbiano oggi, per la prima volta, un documento strutturato con cui presentarsi al legislatore è già un passo che il settore attendeva da troppo tempo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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