I muri delle città sono testimoni silenziosi di storie che parlano di emozioni, amori e ribellioni. Chibo, un artista che unisce la street art e la musica, riesce a trasformare queste espressioni urbane in melodie, dando nuova vita a messaggi spesso anonimi. Il suo progetto rappresenta un connubio tra la spontaneità delle scritte sui muri e l’intensità della musica, creando così un legame tra le voci dimenticate della strada e un pubblico più ampio. In un’intervista recente, Chibo ha condiviso le sue fonti di ispirazione e le frasi che l’hanno colpito maggiormente.
Le scritte sui muri possono rivelare una vasta gamma di sentimenti, da quelli più intimi a quelli di ribellione. Chibo ha raccontato di alcune frasi che gli sono rimaste impresse, come “NON SOSTARE AL MONDO”, che si colloca tra le sue preferite. Altre scritte degne di nota includono “NON TI HO TRADITO MI ERO DIMENTICATO CHE STAVAMO INSIEME” e “VERBA VOLANT SCHIAFFI PUREM…”. Questi messaggi, pur essendo più leggeri, non mancano di avere un forte impatto emotivo. L’artista ha anche menzionato che esistono frasi più audaci e dirette che lo hanno ispirato nella sua musica.
Nel suo brano “Passo Carrà”, Chibo rende omaggio a Raffaella Carrà utilizzando le parole dei poeti di strada. Quando gli è stato chiesto di scegliere un altro artista da omaggiare attraverso le scritte sui muri di Milano, ha citato nomi illustri come Vasco Rossi, Jovanotti, gli 883 e Fabrizio De André. Se avesse la possibilità di aggiungere una frase, Chibo avrebbe scelto “L’IMPRESA ECCEZIONALE, DAMMI RETTA, È ESSERE NORMALE”, tratta da “Disperato Erotico Stomp” di Lucio Dalla, desiderando vederla come se fosse la prima volta.
Chibo ha raccontato di un episodio significativo in cui una poetessa di Bologna ha riconosciuto una sua frase in una delle sue canzoni. Questo incontro ha rappresentato un momento di grande soddisfazione per l’artista, che ha chiesto alla poetessa se fosse riuscito a rendere giustizia al suo messaggio. La risposta positiva ha confermato il valore del suo lavoro, che riesce a dare voce a chi scrive sui muri.
Nel videoclip della sua canzone, Chibo si trasforma in una versione contemporanea di Raffaella Carrà. Quando gli è stato chiesto di immaginare un murale che rappresentasse la sua musica, ha descritto un’opera caratterizzata da una “baraonda di colori, forme, sfumature e contorni netti”. Questo murale, secondo Chibo, dovrebbe riflettere un caos che riesce a trovare ordine e significato, esprimendo così l’essenza della sua arte.
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